PROTESTE CONTRO IL GIAPPONE IN CINA

PROTESTE CONTRO IL GIAPPONE IN CINA
Pechino, 16 Set. – Dopo la protesta di una trentina di attivisti di fronte all'ambasciata giapponese di Pechino, che hanno inneggiato ai diritti di sovranità della Cina sulle isole Diaoyu (Senkaku in giapponese), la tensione sembra destinata a salire in altre zone del Paese. Nonostante il rilascio dei 14 membri dell'equipaggio del peschereccio fermato il 7 settembre scorso nelle acque al largo delle isole Diaoyu - nel Mar Cinese Orientale -, il Giappone continua a tenere in stato di fermo il capitano dell'imbarcazione, Zhan Qixiong, arrestato la settimana scorsa con l'accusa di avere intenzionalmente speronato due motovedette nipponiche di pattuglia. L'accaduto ha inevitabilmente scatenato le reazioni dei cinesi, che secondo il governo di Pechino culmineranno con una marcia di protesta nella giornata di sabato, data del 79simo anniversario dell'incidente di Liutiaohu, o della Manciuria: il  18 settembre 1931, infatti, una bomba dell'esercito imperiale del Sol Levante fece esplodere una sezione della ferrovia giapponese nei pressi di Mukden (l'attuale Shenyang), fornendo ai militari giapponesi il pretesto per accusare i terroristi cinesi dell'accaduto e annettere così la Manciuria al Giappone.

Le autorità cinesi sono già a lavoro per tenere sotto controllo i focolai di protesta e si dicono pronte a intervenire nel momento in cui la situazione dovesse degenerare.  Impegnata anche l'ambasciata giapponese in Cina, che sta invece adottando delle misure per garantire la sicurezza del proprio staff e dei propri residenti nel paese: in un comunicato pubblicato sul sito internet, lo staff diplomatico invita i cittadini "ad essere cauti nel parlare, nel comportarsi e di evitare azioni provocatorie". La visita in Giappone dei rappresentanti del Congresso Nazionale del Popolo, prevista per questa settimana, è stata posticipata nell'attesa che il Giappone decida di rilasciare Zhan Qixiong: secondo le leggi nipponiche, il comandante può essere trattenuto fino a 20 giorni dall'arresto prima della formalizzazione dell'accusa.

 

 

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