PROTESTE AL "GELSOMINO" E GINSENG

PROTESTE AL "GELSOMINO" E GINSENG

Shanghai, 22 mar.- Mi presento alla Renmin Guangchang (Piazza del Popolo), nella speranza di essere, per una volta, nell'Occhio della Storia. Nei giorni precedenti, misteriosi fomentatori virtuali hanno dato appuntamento nelle piazze principali di alcune città cinesi per i cosiddetti Raduni dei Gelsomini. La scelta del fiore fa forse riferimento alle manifestazioni di protesta che hanno recentemente scosso alcuni Paesi Arabi. D'altro canto, qui il tè al Gelsomino è bevanda nazionale e non mi meraviglierei se si trattasse solo di una fortunata coincidenza. Alcuni manifesti ideologici sono apparsi su siti e blog subito censurati. Gli attivisti si rivolgono a tutte le "persone brave e oneste", nella speranza di sensibilizzare l'opinione virtuale a clickare contro la corruzione e le ingiustizie legate al crescente divario tra poveri e miliardari. Chiedono un maggiore controllo sui governanti, auspicando una supervisione del popolo sovrano sulle decisioni dei funzionari, contro i quali non vogliono organizzare una rivoluzione, ma un'azione non violenta. Dichiarano di non avere progetti costituzionali alternativi. Non chiedono neppure un cambio di governo, tanto meno di introdurre il bipolarismo o il penta partitismo: non mettono in dubbio il Mandato Divino del Partito Comunista.  Si chiedono però, come mai dal 1989 ad oggi la Cina è diventata più ricca, il Paese è ora la seconda economia del mondo, colossali progetti di privatizzazione sono stati portati avanti, eppure i governanti (specie i quadri locali) sono più corrotti e floridi, mentre i poveri sono sempre più disgraziati. Come mai si vedono per strada tutte queste Lamborghini quando centinaia di milioni di persone stanno sempre peggio, avendo perso il welfare garantito per decenni dall'unità di lavoro che si occupava di tutto, dalle spese mediche alla pensione, dalla gita alla foresta di bambù all'agopuntura di nonna.

 

L'unica persona citata nei comunicati è Wen Jiabao, non Liu Xiaobo. Alcuni amici erano incappati casualmente, domenica scorsa, in questa piccola manifestazione pacifica e non violenta: simpatici signoridistribuivano qualche fiore di gelsomino e sorridevano.  Qualche curioso approfittava dell'occasione per fare capannello (gli amici cinesi adorano il capannello)  e per accaparrare un fiore o due da portare a casa. L'avrebbero certo sminuzzato e messo nella teiera con una fettina di ginseng, la sera stessa. Eccomi quindi in Piazza del Popolo, all'altezza della Tibet Road, vicino all'uscita metropolitana chiusa all'abbisogna  e il Kentucky Fried Chicken che non chiuderebbe neppure sotto minaccia atomica.  Difficile pesare la riuscita dell'iniziativa basandosi sull'affluenza: di domenica pomeriggio, a Shanghai, l'azione di ardita protesta dovrebbe ambire  a svuotare una piazza, non certo il contrario. Impossibile stabilire quante persone si trovano qui per la manifestazione fingendosi di passaggio  e quante sono di passaggio in buona fede. Gli appelli su internet chiedono infatti che il manifestante non violento si limiti a passeggiare, a sorridere e a far finta di esser qui per caso. Certamente i riottosi stanno dando prova di fingere il nulla con una certa efficacia.

 

Ci si osserva a vicenda, ci si interroga. Chi è chi? Chi è il riottoso che finge di esser passante? Chi il poliziotto che si finge turista a diporto? Quali i passanti che assumono le sembianze di giornalisti occidentali? Per citare solo i doppi giochi: son certo che molti degli avventori s'incartano in tripli e quadrupli giochi fino ad avere dubbi sulla loro stessa identità. Mi sorprendo a pizzicare le guance della mia fidanzata temendo di avere al mio fianco un agente travestito  e mascherato. Nessuno slogan, non uno striscione né una bandiera, neppure i gelsomini ci sono più. Tutti sorridono perché nel gioco delle parti ognuno ha interesse a sorridere e anche chi passa da queste parti per caso sorride comunque, ma mi pare naturale. Tu passeggi, tutti sorridono, tu che fai, il broncio?

 

Ci si guarda attorno, si finge indifferenza, si fa una battuta col vicino, c'è un clima di frizzante buon umore, una certa eccitazione nell'aria. Si ha però la sensazione di essere prolungamenti quasi-fisici, in comunicazione cibernetica circolare, di qualcosa che non sta succedendo nel mondo reale. Il Movimento dei Gelsomini esiste solo su internet, in questa piazza ci sono giusto le tracce, folkloristiche emanazioni. È la Realtà Aumentata della Play Station 3. Certo, se il poliziotto mascherato da Batman ha motivo di credere che tu non sia un turista Uzbeco né Zorro ma  un vero riottoso, o peggio un fotografo d'agenzia curiosino, ti prende e ti porta via un paio d'ore per spiegarti le regole del gioco, ma poi finisce a tarallucci e vino. 

 

Adesso però sta succedendo qualcosa, la tensione sale: un gruppo di agenti soffiano nei fischietti e sgombrano la strada con gentile fermezza. Non creano posto a camionette antisommossa ma ad un'autopompa che spruzza acqua e trasmette le note di "Tanti Auguri a Te"! Passa sempre qui la quarta domenica del mese? E quello alla guida non mi sembra un impiegato della nettezza urbana: è un poliziotto? O forse la mia compagna? Il sospetto s'insinua all'interno delle famiglie. La paranoia: frutto amaro del regime. E la musichetta ti guida pazzo, o quantomeno smorza ogni velleità rivoluzionaria: si può seriamente minacciare un austero e solido regime sulle note di Tanti Auguri a Te? L'autopompa bagna qualche mocassino, mentre tutti saltano sul marciapiedi, creando risate e lazzi. Di seguito passano camionette con le spazzole rotanti; non sono state annunciate dai fischietti della polizia, piombano quindi un po' minacciose sui passanti, che protestano con degli "oh", ma il tono è da protesta per una precedenza all'incrocio. Seguono gruppi di operatori ecologici armati di ramazza, che lustrano l'asfalto completando l'operazione di pulizia e di polizia stradale. Le camionette sono state efficaci, si crea movimento in questo tratto di strada, molti colgono l'occasione per mettersi in coda agli spazzini e scivolare via, a formare capannelli più congeniali,  in altri punti dell'immensa piazza, magari attorno ad un tavolo di Mahjong o ad una danzatrice dilettante e il suo stereo portatile.

 

Eventualmente smettiamo di guardarci l'un l'altro e la tensione, l'eccitazione si attenuano, trasformando nuovamente la manifestazione finto-struscio in struscio finta-manifestazione.  Io stesso mi trovo a morder un Chicken McNugget geneticamente modificato senza neppure aver salutato i miei riottosi compagni. Temo di non essere nell'occhio della storia, ma forse, alle condizioni attuali, questo è il massimo che può passare il convento.  A Shanghai una tassa patrimoniale sulle Lamborghini richiamerebbe un pubblico più numeroso e certamente più riottoso.

 

 di Gianluca Morgese

 

La rubrica "Lettere dalla Cina" ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero e Gianluca Morgese.

 

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