Progetti fermi, pesa Basilea 2

ROMA
Potrebbe crescere di più, all'estero e in Italia. In Cina, per esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso. Aspetta la Cina, ma aspetta anche il Brasile, dove il Gruppo Almaviva ha già 7mila persone.
A rallentare lo sviluppo della società è la mancanza di cassa. E può sembrare un paradosso, visto che l'azienda ha aumentato fatturato e utile, riducendo l'indebitamento, sia nel 2008 e, secondo il budget, nel 2009.
Il problema sono le fatture non pagate, crediti che sul bilancio 2008 ammontano a 230 milioni di euro, a fronte di un fatturato di 626 milioni. A essere in mora è soprattutto la Pubblica amministrazione, che deve al Gruppo Almaviva il 70% del totale dei crediti. Un fenomeno che ieri Mario Draghi ha sottolineato nella Relazione.
La situazione è in peggioramento: aumenta chi non paga, sia nel pubblico che nel privato. Tripi non può nemmeno ricorrere con facilità al prestito bancario: «Le banche non stanno aumentando gli affidamenti. E fanno resistenza anche a scontare le fatture oltre i sei mesi di scadenza, a causa dei vincoli di Basilea 2». Quei principi che, come ha detto ieri il Governatore di Bankitalia, hanno bisogno di un «sostanziale cambiamento».
Ci sono progetti per 40 milioni che potrebbero partire immediatamente e a ruota molti altri, fino a raddoppiare e triplicare la cifra. Per esempio, è pronto un programma di automazione correlato al risparmio energetico, per contenere i picchi di consumo, da utilizzare sia negli uffici che nelle case. Uno sviluppo frenato. E anche la gestione dell'ordinario è complessa: nella sua attività il costo del lavoro pesa per il 70% dei costi. «Gli stipendi a fine mese devo pagarli», dice Tripi.
Così come non fa mancare l'ossigeno a piccole società che forniscono know how particolare e che senza pagamenti puntuali finirebbero per chiudere.
N.P.

30/05/2009