Processo triadi a Qingdao, boss condannato a morte

Processo triadi a Qingdao, boss condannato a morte

di Sonia Montrella



Roma, 21 mar.- Condanna a morte per il boss della più grande associazione di stampo mafioso attiva a Qingdao negli ultimi 60 anni. Questa la sentenza della Corte della città della provincia dello Shangdong che ha dichiarato Nie Lei, 45 anni, colpevole di 10 crimini, tra cui due omicidi e 22 aggressioni dal 1995 ad oggi. L'uomo è inoltre accusato di essere a capo di una organizzazione criminale specializzata in giri di scommesse, prostituzione, possesso di armi e traffico di droga. "Un verdetto di 160 pagine che il giudice ha letto in sei ore" riferisce il China Daily.

 

Una rete che Nie ha messo in piedi con il 'lasciapassare' di oltre 30 agenti e funzionari della polizia di Qingdao. Tra questi, Yu Guoming e Feng Yuexin rispettivamente capo della pubblica sicurezza del distretto di Shibei e di Licang, indagati dallo scorso maggio per aver protetto la banda dietro mazzette.
Insieme al boss - che tra il 1980 e il 1992 scontò in cella 9 anni e mezzo per rapine e violenze - sono 'caduti' altri 30 membri della triade, condannati uno all'ergastolo, uno a una sospensione di due anni della pena di morte e 28 a una reclusione che va, a seconda del caso, da 2 a 20 anni. Solo uno dei sospettati è stato dichiarato innocente. Altri membri della gang saranno invece sottoposti al processo della corte numero 5 di Qingdao alla fine del mese.

 

Nie, si legge sul South China Morning Post, è tra i 140 membri arrestati nel settembre del 2010 e sotto processo dal 20 dicembre scorso grazie a un'indagine lunga un anno che ha coinvolto oltre 160 poliziotti. "L'uomo e la sua organizzazione in stile mafioso operavano nei nightclub, dove avevano messo in piedi grossi giri di prostituzione ottenendo profitti straordinari da attività illegali".

 

La banda, secondo il Global Times organizzata secondo una rigida scala gerarchica, avrebbe operato molto liberamente sotto la protezione delle forze dell'ordine fino al marzo del 2010, quando l'associazione, in cerca di vendetta, distrusse un nightclub, ferì molte delle persone presenti nel locale e accoltellò il manager. La vicenda fece infuriare i funzionari che si scagliarono contro le autorità di Qingdao, che in quel periodo ospitava atleti stranieri impegnati in una gara internazionale di nuoto. Tre mesi dopo, il ministero di Pubblica Sicurezza spiccò un mandato di arresto per Nie e la sua gang.

 

La Triade di Qingdao, però, non rappresenta certo un caso isolato.  E mentre il fenomeno si allarga a macchia d'olio, il governo cinese mette in campo tutte le sue forze per combattere da un lato il crimine organizzato e dall'altro i funzionari corrotti che proteggono le bande. Solo lo scorso anno almeno 4 organizzazioni criminali che godevano dell'appoggio di quattro ufficiali di polizia sono state fatte fuori a Xiangtan, nella provincia dell'Hunan. Nel luglio del 2010, mentre per il gruppo capitanato da Nie Lei iniziava 'l'avventura giuridica', a Chongqing – la megalopoli in cui l'ex segretario Bo Xilai silurato la scorsa settimana aveva avviato una lotta al crimine – l'ex direttore del dipartimento di Giustizia  e ex vice capo della polizia venne giustiziato per rapine, mazzette, e per aver protetto un'associazione mafiosa.


Secondo Li Yongzhong, esperto di anti-mafia di Pechino, il fenomeno sempre più presente in Cina è il risultato della concentrazione del potere in alcune zone, dove la mancanza di controlli e inadeguate strutture governative hanno creato terreno fertile per gli abusi di potere. "Questi problemi hanno finite per danneggiare la credibilità dei governi locali" ha riferito Li al Global Times. "Le autorità dovrebbero mostrare tolleranza zero verso il crimine organizzato, e i funzionari collusi dovrebbero essere puniti severamente".

 

In alto la foto presa dal cellulare di un boss tra soldi, Porsche e pestaggi. Su Agi la galleria completa

 

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