Prima riscossa per la « packaging valley»

Emilio Bonicelli
BOLOGNA
I segnali positivi ci sono, anzi, se il confronto viene fatto con i momenti peggiori del terribile 2009, si potrebbe parlare di segnali entusiasmanti. Gli indicatori vengono dal comparto delle macchine automatiche per l'imballaggio che ha nella packaging valley bolognese il principale distretto italiano, ma che conta importanti poli produttivi anche in Lombardia e Piemonte.
Dall'inizio della crisi l'Associazione di categoria, l'Ucima, ha avviato un monitoraggio continuo degli effetti della tempesta economica sul settore del packaging. Gli ultimi dati disponibili fotografano l'andamento degli ordini provenienti da paesi stranieri all'inizio del 2010. Ebbene, se mettiamo a confronto gli ordini esteri dello scorso mese di febbraio con quelli dell'analogo periodo del 2009, quando si parlava di cassa integrazione e di cancellazione degli ordini già in portafoglio, otteniamo un «significativo miglioramento», come spiegano all'Ucima, cioè una crescita che arriva addirittura a +56 per cento.
Un dato talmente sorprendete che, secondo Gianmario Ronchi, consigliere e coordinatore dell'Unione dei costruttori italiani di macchine automatiche, merita una spiegazione. «Il mese di febbraio 2009 è stato per il nostro comparto uno dei peggiori di tutta la crisi, mentre lo scorso mese di febbraio è stato sinora il migliore nel 2010».
Insomma, un po' di prudenza ci vuole, per non cadere in troppo facili entusiasmi, tuttavia non si può negare che «il mercato è in fermento, il peggio è passato e i clienti stanno rispolverando progetti di investimento che erano stati congelati al momento della crisi, anche per il rarefarsi delle risorse finanziarie».
Febbraio ha fatto boom, ma gennaio, che pure di solito non è un mese particolarmente dinamico per il comparto del packaging, secondo i dati Ucima, non è stato da meno. Il balzo in avanti, sempre per gli ordini esteri rispetto all'analogo periodo del 2009, è stato pari a +27 per cento. «A trainare la ripresa – spiega Ronchi, titolare dell'azienda di famiglia, la Ronchi Mario, che, con 150 dipendenti e 35 milioni di euro di fatturato, opera nel settore del packaging per prodotti cosmetici e farmaceutici - sono innanzi tutto i paesi asiatici».
Le maggiori soddisfazioni in questo momento vengono dalla Cina, quarto mercato di export per il settore delle macchine automatiche, che aveva chiuso in modo positivo il 2009, ma che dallo scorso mese di novembre sta «crescendo alla grande». Bene anche l'India, così come la Turchia.
«La Cina traina, ma è particolarmente interessante il fatto che qualche segnale di ripresa stia arrivando da un altro mercato per noi molto importante, gli Stati Uniti». Lo scorso anno il Nord America aveva fatto registrare, sul fronte dell'export, una flessione superiore al 20 per cento. Tra dicembre e gennaio è tornato invece un positivo +4 per cento. «Anche l'Europa non è più ingessata, qualcosa si muove, c'è un po' di fermento, ma i consumi in questo caso non sono ripartiti in modo tale da rilanciare gli investimenti a pieno ritmo».
Sulle previsioni per l'intero 2010 Ronchi, tuttavia, resta prudente, anche se i buoni segnali dei primi mesi fanno pensare a un bilancio del comparto comunque in crescita, rispetto a un 2009 in cui il giro di affari dell'industria italiana del packaging ha fatto registrare una flessione del 16,4% e l'export una battuto d'arresto del 17,4 per cento. In calo lo scorso anno anche le vendite sul mercato interno (-8,9%).
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22/04/2010