Prato chiede soccorso ad Alfano

PRATO
È emergenza criminalità nel distretto degli abiti low cost di Prato. Domenica notte, un imprenditore cinese è stato freddato con un colpo di pistola in faccia e un connazionale è rimasto gravemente ferito, un ragazzo cinese è stato accoltellato in una rissa all'uscita di una discoteca.
Per il sindaco, Roberto Cenni, è la conferma di una deriva non più arginabile con i normali poteri d'indagine: «Ormai qui non si tratta solo di ripristinare la legalità, ma di combattere la grande pericolosità del distretto cinese, che ha dinamiche molto vicine a quelle delle organizzazioni criminali. Per questo – annuncia il sindaco – sono necessari gli stessi strumenti che si usano per combattere la criminalità».
La richiesta, avanzata al ministro della Giustizia Angelino Alfano, è quella di una task force dedicata al "caso Prato", che sia in grado di controllare e contrastare, oltre ai fatti di sangue, anche i grandi flussi di manodopera clandestina (stimati 30mila orientali senza permesso di soggiorno che lavorano alle macchine per cucire abiti, che si aggiungono ai quasi 20mila cinesi regolari), e i grandi flussi di denaro contante che circolano in città. Gran parte di questo denaro viene inviato in Cina sotto forma di rimesse, attraverso gli sportelli dei money transfer.
Nel 2009, secondo i dati elaborati dalla Banca d'Italia, le somme inviate da Prato nella Repubblica popolare cinese sono cresciute del 24,5%, toccando i 464 milioni di euro, il doppio di quelle spedite da Milano che conta, almeno all'anagrafe, una comunità decisamente più affollata. «È un fiume di denaro che non si sa come viene guadagnato né da chi – sottolinea il sindaco – e che va via da Prato senza lasciare traccia. Per questo serve assolutamente un'equipe esperta in grado di bloccare questi flussi. Il fenomeno è pericoloso e non deve essere sottovalutato».
Anche l'impatto economico è eccezionale: i 464 milioni spediti in Cina rappresentano il 7% del Pil pratese, cioè della ricchezza prodotta nella provincia. A livello italiano, l'incidenza delle rimesse degli immigrati sul Pil nel 2009 è stata dello 0,4%. L'importo medio inviato in Cina da Prato è salito ormai a 1,2 milioni al giorno. Ad alimentare questa ricchezza è l'industria cinese dell'abbigliamento fondata sull'illegalità (3.400 aziende, 40mila addetti tra regolari e clandestini, due miliardi di giro d'affari per metà prodotto in nero, 1 milione di capi d'abbigliamento prodotti ogni giorno), che ha continuato a correre anche in questi anni di crisi. Ora il rischio è di compromettere il futuro: «Il nostro territorio – spiega il presidente di Confindustria Prato, Riccardo Marini – rischia di pagare un prezzo altissimo, in termini di possibilità di sviluppo, all'illegalità diffusa soprattutto nel mondo delle imprese cinesi. La straordinarietà della situazione giustifica ampiamente la richiesta e l'adozione di misure altrettanto straordinarie».
Oggi il sindaco incontrerà a Prato il ministro Andrea Ronchi, al quale chiederà di spingere l'Europa a un accordo con la Cina per il rimpatrio dei clandestini.
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15/06/2010