POLITBURO: VERSO UNA POLITICA MONETARIA "PRUDENTE"

Pechino, 3 dic. - Si moltiplicano i segnali di un imminente aumento del tasso d'interesse, e stavolta scende in campo direttamente il Politburo: secondo quanto riferito oggi dall'agenzia di stato Xinhua, il massimo organo del Partito Comunista Cinese ha deciso, al termine di una riunione, di modificare la sua posizione sulla politica monetaria da "relativamente espansiva" a "prudente". Il Politburo ha stabilito di adottare una "politica fiscale attiva e una politica monetaria prudente - si legge nella nota diffusa da Xinhua - al fine di aumentare la flessibilità e l'efficacia degli interventi macroeconomici". "Il funzionamento dell'economia cinese sta affrontando problemi e contraddizioni evidenti, il contesto nel quale proseguire sulla via dello sviluppo si è fatto più complesso, e il nostro è un compito arduo – ha detto il presidente Hu Jintao-, pertanto dobbiamo essere pronti nel gestire la relazione tra una stabile crescita economica, la ridefinizione della struttura economica e la gestione dell'inflazione prevista".

 

Al di là dei tecnicismi del linguaggio ufficiale, il significato è chiaro: ad ottobre l'indice dei prezzi al consumo in Cina è cresciuto del 4,4%, ben al di là dell'obiettivo del 3% fissato dal governo. Mentre si attendono ancora i dati ufficiali sul mese di novembre, e alcuni analisti prevedono un aumento ancora più evidente (attorno al 4,8%), i prezzi dei generi alimentari continuano a salire, in alcuni casi di più del 60%. Nel timore che questi rincari possano generare tensioni sociali, Pechino ha varato numerose misure: nel corso del 2010 il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche è stato innalzato ben cinque volte, mentre in ottobre la Banca centrale ha aumentato il tasso d'interesse per la prima volta in quasi tre anni. Nel novembre del 2008, sull'onda della crisi, la Cina varò un piano di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan (452 miliardi di euro circa, al cambio attuale), e il governo ordinò alle banche di aumentare l'apertura delle linee di credito: il risultato, nel 2009, è stato un'ondata di nuovi prestiti pari a 9590 miliardi di yuan (1085 miliardi di euro circa), la gran parte dei quali è andata a finire in investimenti immobiliari che hanno provocato un'impennata senza precedenti dei prezzi delle abitazioni.

 

Troppa liquidità in circolazione, insomma, e la domanda che in queste settimane si pongono gli analisti non è se la Cina assisterà ad un nuovo aumento del tasso d'interesse, ma quando: "Data l'inflazione, i tassi sono evidentemente troppo bassi- ha dichiarato ad AFP Brian Jackson, senior strategist di  Royal Bank of Canada ad Hong Kong-, la Banca centrale di Pechino si è mossa solo di 25 punti percentuali nel 2009, e al momento sembra una manovra estremamente contenuta.  Ci aspettiamo un aumento entro la fine dell'anno, e altri tre nel 2011, se la situazione dovesse continuare così". 

 

di Antonio Talia

 

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