Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
China Huiyuan Juice Group piange e si dispera per il mancato matrimonio con Coca-Cola. «L'operazione avrebbe realizzato una serie di sinergie tra le due società, consentendo lo sviluppo di attività congiunte nel settore della produzione agricola e della trasformazione di succhi di frutta», avverte un comunicato diffuso ieri sera dal colosso cinese delle bibite.
Per il quale, il day after al no del Governo cinese all'acquisizione di Coca-Cola è stato un giorno terribile: alla Borsa di Hong Kong, i titoli della società sono stati sospesi più volte per eccesso di ribasso, e hanno chiuso la seduta con una perdita del 20 per cento. Insomma, il mercato non ha gradito la bocciatura del takeover di Coca-Cola su Huiyuan Juice da parte di Pechino che, appellandosi alla legge antimonopolio, ha ritenuto che l'acquisizione avrebbe danneggiato sia la concorrenza, che i consumatori cinesi.
A giudicare dai toni polemici del comunicato, non hanno gradito neppure gli azionisti di Huiyuan Juice. Reazione comprensibile. Lo scorso settembre, Coca-Cola aveva messo sul piatto 2,4 miliardi di dollari per acquisire la totalità del re dei soft drink cinesi, offrendo ai soci della società un ricco premio rispetto alle quotazioni di mercato. Il nocciolo duro di Huiyuan Juice (è composto da Zhu Xinli, presidente della compagnia, con il 36%; Danone con 23%; e il fondo di private equity americano Warburg Pincus con il 6.8%) aveva subito detto entusiasticamente di sì.
Ma prima di far cassa e consegnare l'azienda nelle mani di Coca-Cola, serviva il semaforo verde del Governo. Che invece, mercoledì, ha impedito l'operazione, tirandosi addosso le critiche di protezionismo della stampa internazionale.
Accuse che la Cina ha rinviato subito al mittente. «La decisione non è stata dettata da considerazioni di tipo protezionistico, ma rappresenta una valutazione oggettiva della legge antimonopolio», ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri. «La politica cinese di apertura verso gli investimenti stranieri non è mai cambiata».

20/03/2009