Pil cinese verso una frenata record

Gianluca Di Donfrancesco
Stamattina la Cina archivierà il peggior dato di crescita del Pil da quasi venti anni. Il Governo diffonde oggi i risultati del primo trimestre del 2009: secondo le anticipazioni fornite ieri dal direttore del Dipartimento di previsioni economiche di Pechino (Fan Jianping), l'aumento si è fermato al 6 per cento. Per lo Shanghai Securities News, la crescita sarà comunque inferiore al 6,8% dell'ultimo trimestre del 2008.
Ciò significa che il dato sarà comunque il più basso da quando Pechino misura le variazioni trimestrali del Pil e cioè dal 1992. In meno di due anni, il ritmo di crescita si è quasi dimezzato, dall'11,9% del secondo trimestre del 2007: da allora, l'espansione non ha fatto che rallentare. Ma il Governo, che per quest'anno punta su uno sviluppo dell'8%, non può permettersi una frenata troppo brusca e troppo prolungata se vuol tenere la disoccupazione entro livelli di guardia. Un compito impegnativo. Da quando la crisi è cominciata, circa 20 dei 140 milioni di cinesi emigrati dalle campagne alle città in cerca di impiego hanno già dovuto arrendersi e tornare a casa senza lavoro. E negli ultimi anni, anche quando l'economia correva a ritmi del 10%, non sempre è riuscita a creare abbastanza occupazione.
La speranza del Governo è di trovare buone notizie almeno nel confronto congiunturale con l'ultimo trimestre del 2008. Sarebbe il sintomo che il piano da 584 miliardi di dollari (4mila miliardi di yuan) varato a novembre sta cominciando a dare frutti. Anche se negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni su un possibile secondo pacchetto di incentivi ai consumi. Già ieri, il ministero delle Finanze ha annunciato 2,9 miliardi di dollari di finanziamenti per il sistema sanitario delle zone rurali, parte di un maxi-piano da 120 miliardi di dollari in tre anni.
In queste province rimaste lontane dallo sviluppo e dall'industrializzazione urbana, e a maggior rischio di frattura sociale, arriveranno inoltre 424 miliardi di dollari in investimenti produttivi. Altri finanziamenti pubblici raggiungeranno il settore dell'information technology, anche sotto forma di incentivi alle esportazioni, in modo da creare 1,5 milioni di posti di lavoro entro il 2010.
Sempre nel primo trimestre dell'anno, l'offerta di moneta (M2) è cresciuta del 25,5% su base annua. Nello stesso periodo, le banche hanno concesso prestiti per 4.580 miliardi di yuan, quasi eguagliando i 4.900 miliardi dell'intero 2008.
Il regime non vuole aspettare la ripresa mondiale per tornare a far marciare a pieno ritmo le sue industrie. I segnali in arrivo dai Paesi sviluppati sono ancora ambivalenti. Come l'andamento degli investimenti diretti esteri in Cina. Nel primo trimestre, sono diminuiti del 20,6% (21,8 miliardi di dollari) rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano balzati del 61 per cento. Quella di marzo è la sesta contrazione consecutiva, ma il dato può essere letto sotto un'altra luce: la flessione dello scorso mese (-9,5%) è più contenuta rispetto a quelle di febbraio (-15,8%) e gennaio (-32,7%). E a marzo, gli investimenti diretti esteri (8,4 miliardi) hanno raggiunto la quota più alta da giugno.
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16/04/2009