PICCOLI 'PAPERONI', SELF-MADE E COSMOPOLITI

PICCOLI 'PAPERONI',  SELF-MADE E COSMOPOLITI

Roma, 16 mag. - Nessuna eredità, né aiuti da parte di papà: in Cina l'80% dei giovani ricchi ha costruito la propria fortuna partendo dal nulla. Lo sostiene un rapporto di Hurun, cugino cinese di Forbes, che ha pubblicato la sua prima classifica sui facoltosi giovani cinesi tracciandone un identikit. A dominare la graduatoria è Ma Huateng, 39 anni co-fondatore di Tencent, la più grande compagnia Internet cinese, che si aggiudica il primo posto con un patrimonio di 32 miliardi di yuan (circa 3 miliardi di euro); mentre la stella del basket Yao Ming si piazza solo al 51esimo posto. Per stilare il rapporto, Hurun ha preso in esame un campione di 56 persone con un età inferiore ai 40 anni e con una fortuna stimata almeno 1 miliardo di yuan (circa 100 milioni di euro).

 

La nuova generazione di ricchi è cosmopolita e molto ben istruita" rivela Rupert Hoogerwerf, presidente e direttore di ricerca dell'Hurun Report. Quasi tutte le persone incluse sulla lista hanno infatti frequentato il college e il 20% ha ottenuto un master. Quanto alla scelta del campo di studi, nel 60% dei casi la preferenza è ricaduta sulla business school, seguita subito da facoltà di ingegneria, scienza e arte. Cruciale nella formazione dei nuovi Paperoni cinesi e' l'esperienza fuori dalla Cina: il 50% degli esaminati ha studiato all'estero con Stati Uniti e in Europa in testa, diventando perciò più internazionali dei loro predecessori che spesso si 'limitavano' a trasferirsi in Giappone. Una qualità, questa dell'internazionalizzazione, talmente apprezzata che quattro imprenditori su cinque dichiarano di voler inviare i propri figli a studiare all'estero.

 

Accanto all'istruzione e ai viaggi all'estero, anche l'intrattenimento attira questi giovani ricchi cinesi dal tenore di vita alto. Le iniziative culturali e ricreative, il lusso e divertimenti stimolano i consumi di questa elite, e c'è chi coglie l'occasione per offrire svaghi esclusivi e mondani, come quello di creare un club privato all'interno della Città Proibita, fulcro storico e culturale di Pechino. Nell'ultima settimana, la famosa ex residenza dell'imperatore è stata oggetto di pesanti critiche, prima per l'intrusione di un ladro all'interno del Museo del Palazzo Imperiale e poi per la notizia dell'apertura imminente di un club esclusivo riservato ai membri più abbienti. Da quanto riportato su vari blog di internauti cinesi, il Museo aveva già spedito ad alcune persone l'invito per l'inaugurazione del club. Rui Chenggang, conduttore televisivo e destinatario dell'invito, dichiara che il club privato sarebbe sorto all'interno della Palazzo Jianfu, anche conosciuto come Giardino Occidentale, e sarebbe talmente esclusivo da non poter accettare più di 500 membri. La quota annuale da pagare per ottenere l'iscrizione al club, affermano alcuni internuati, ammonterebbe a 1 milione di yuan (circa 100.000 euro). Vivere la mondanità all'interno del Palazzo Imperiale, un lusso che solo i più ricchi possono permettersi e che alcuni vedono come un ritorno al feudalesimo, che sancisce la separazione dei benestanti dal resto della popolazione.

 

Dopo il polverone sollevato mercoledì scorso dalla fuga di notizie via internet, arriva subito la risposta del Museo, che inizialmente nega e poi condanna l'idea, addossando tutta la colpa alla compagnia che gestisce il settore marketing del museo, la Forbidden City Cutural Development.  Il Palazzo Jianfu, dichiarano i funzionari del museo, è sede di conferenze accademiche e luogo ricreativo di alcune persone distinte, non è un club privato.

 

Ma c'è chi ha pubblicato alcune foto dell'accordo concluso tra il Museo e i membri del club, che tra le clausole presenta la richiesta di una quota per poter usufruire del palazzo per eventi privati e conferenze. Tale accordo ha la firma della compagnia che collabora con il museo, la quale ha anche avviato nelle scorse settimane la ricerca di personale specializzato. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata dopo sabato dai portavoce del museo.

 

A prendere parola sulla vicenda è stato Liu Chaoying, vice direttore dell'amministrazione municipale di Pechino per la gestione dei beni culturali, il quale condanna lo sfruttamento di luoghi culturali pubblici per mero guadagno economico. "E' possibile trovare bar e ristoranti all'interno dei musei di tutto il mondo, ma questi sono creati per offrire un servizio ai turisti ed esaltare le caratteristiche culturali del sito, non per fare soldi".

 

di Giovanna di Vincenzo e Sonia Montrella

 

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