Piccole aziende vere protagoniste

A ll'Esposizione universale di Shanghai si sono affacciate anche le piccole e medie realtà d'impresa.
Grazie a un effetto di trascinamento inevitabile, che ha fatto loro respirare una ventata di internazionalizzazione, nella megalopoli cinese sono approdate aziende che forse mai avrebbero pensato di viaggiare oltre la Grande Muraglia.
È uno degli effetti indotti dall'Esposizione universale e dai movimenti collegati alla presenza di tanti paesi in un luogo circoscritto. Certo, si sono verificati anche incontri trasversali: l'auto elettrica, la telefonia wireless, la cantieristica e via elencando sono state tutte grosse situazioni per le aziende del settore che, grazie all'Expo, hanno permesso incontri e scambi mirati: chi ha potuto, ne ha approfittato, incluse le aziende italiane.
Resta da notare il fatto che, tra le stesse imprese che hanno contribuito alla costruzione del padiglione italiano, alcune sono di medie dimensioni. A cominciare da quelle che hanno fornito le prese della corrente, per arrivare a chi si è occupato delle forniture di mobili per ufficio. Non solo dunque giganti come Italcementi, o aziende del calibro di Permasteelisa: grandi imprese che, in ogni caso, hanno fatto da traino per le altre, almeno come esempio.
Un elemento interessante che ha dato e darà impulso alle piccole è stata la mostra-concorso «L'Italia degli Innovatori», che si è svolta tra il 24 di luglio e il 7 di agosto e che è stata realizzata in collaborazione con il ministero della Pubblica amministrazione. In primo luogo ha aperto le porte alle idee, per imprese che verranno o che già esistono e che stanno puntando su progetti innovativi. Grande richiamo ha avuto, ad esempio, il robot spazzino per la raccolta differenziata, che è stato brevettato dalla Scuola Sant'Anna di Pisa.
Tra i 265 progetti di innovazione tecnologica messi a punto ci sono aziende, università o centri di ricerca. Molte realtà in lizza sono di dimensioni a misura delle nostro tessuto imprenditoriale più tipico, quello delle Pmi. Un'ottantina di innovatori ha inoltre partecipato a incontri di business con possibili partner cinesi, che finora hanno portato alla firma, nero su bianco, di una trentina di accordi.
Poi bisogna ricordare i drappelli di aziende arrivati sul fiume Huangpu sulla scia di delegazioni regionali. Le Marche, ad esempio, che a Nanchino hanno aperto un desk per l'internazionalizzazione, si sono ritrovate a portare circa 200 aziende, che hanno visitato l'Expo ma anche partecipato a una serie di incontri organizzati in vari momenti e tappe del viaggio. Un copione che si è ripetuto anche negli altri mesi per le altre regioni che a turno hanno visitato la Cina dell'Expo.
C'è poi l'effetto tam tam, anche una volta tornati a casa. In Cina le aziende italiane hanno una storia tutta da scrivere. Dopo l'Expo c'è chi assicura che si cambierà rotta.
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17/10/2010