PIANO "VERDE", TAGLI PRODUZIONE E CONSUMI

PIANO "VERDE", TAGLI  PRODUZIONE E CONSUMI

Pechino, 24 set.- I nuovi progetti per fornire un assetto coerente all'industria delle tecnologie "verdi" in Cina procedono tra scossoni e rallentamenti: il Consiglio di Stato - il governo cinese - ha approvato la fase preliminare di un nuovo piano per le "industrie strategiche emergenti", mentre una seconda bozza più specificamente concentrata sulle energie rinnovabili è ancora in fase di studio. Secondo quanto reso noto oggi dal vicedirettore generale della sezione energia della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme Li Junfeng, il primo progetto conterrà le linee generali per lo sviluppo di sette categorie industriali, tra cui veicoli elettrici, nuove fonti energetiche e apparecchiature per la protezione ambientale: "Tutti questi settori dovranno rispettare requisiti di sviluppo molto precisi - ha spiegato Li - ma le bozze relative ad ogni industria sono ancora alle prime fasi e dovrà trascorrere un lasso di tempo relativamente lungo prima che i termini vengano definiti nel dettaglio e siano approvati da tutte le agenzie governative competenti". Pechino, insomma, sta cercando di definire con maggiore precisione quel programma sull'industria delle energie alternative che nel 2007 fissò per la prima volta traguardi di medio e lungo periodo, ma i cui obiettivi sono stati più volte rimaneggiati dalla Commissione Nazionale Sviluppo e Riforme a causa del boom del settore registrato negli ultimi anni.


Secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati dai media cinesi, i piani iniziali prevedono un impegno diretto del governo centrale per 5mila miliardi di yuan (circa 557 miliardi di euro) da investire in energie alternative tra il 2011 e il 2020; Li, tuttavia, ha dichiarato che gli investimenti potrebbero essere estesi ad altri progetti, tra cui centrali nucleari ed idroelettriche. Di sicuro, quello energetico è uno dei problemi in cima alla lista del governo: è di questi giorni la notizia del lancio di un'enorme campagna per la riduzione delle emissioni e il risparmio di energia in diverse province del paese. Dal luglio scorso le amministrazioni locali di  Hebei, Jiangsu, Zhejiang e Shanxi e alcune regioni autonome hanno applicato severi tagli alla produzione e alle forniture energetiche delle grandi fabbriche di acciaio, ferro e cemento e a tutte le altre industrie ad alto consumo e ad elevato inquinamento, imponendo in alcune occasioni la chiusura completa degli impianti. È il caso, ad esempio, delle acciaierie delle regioni autonome di Mongolia Interna e Ningxia Hui, o delle fornaci della contea di Wuan e della zona di Tangshan - provincia dell'Hebei - cui agli inizi di settembre è stato ordinato dalla sera alla mattina di bloccare la produzione per un periodo tra i 20 e i 30 giorni; nella regione autonoma del Guangxi, nel sud del paese, tre aziende hanno ricevuto dal governo locale un ultimatum sulla riduzione della produzione di alluminio, pena la completa sospensione della fornitura di elettricità.


Su tutte le province incombe una scadenza sempre più vicina: a fine dicembre, infatti, termina l'Undicesimo Piano Quinquennale e molte amministrazioni locali rischiano di non soddisfare i criteri previsti dal governo centrale su emissioni e consumo energetico. "Il problema più grosso è che non si è aderito al piano macroeconomico originale,- ha spiegato al settimanale Caixin un alto funzionario della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e Riforme che ha preferito rimanere anonimo - le quote di produzione che avrebbero dovuto essere eliminate non sono state tagliate, e il risultato è che adesso si rischia di non raggiungere gli obiettivi di riduzione dell'inquinamento e di risparmio di energia previsti per la seconda metà di quest'anno".

 

di Antonio Talia

 

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