Petrolio, maxiaccordo Russia-Cina

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina assetata di energia mette mano al portafoglio per assicurarsi le forniture di greggio russo.
La China Development Bank erogherà 25 miliardi di dollari di prestiti a Mosca. In cambio, la Russia garantirà un flusso di petrolio da 15 milioni di tonnellate cubiche l'anno fino al 2029, e s'impegnerà a realizzare uno "scartamento" cinese lungo il percorso del maxi-oleodotto destinato a convogliare l'oro nero tra la Siberia Orientale e l'Oceano Pacifico.
L'accordo, siglato ieri a Pechino dal vicepremier russo, Igor Sechin (che è anche presidente del gruppo petrolifero Rosneft), e il suo omologo cinese con delega per l'Energia, Wang Qishan, dovrebbe mettere fine alla lunga disputa tra Cina e Giappone per mettere le mani sul greggio siberiano.
Il condizionale è d'obbligo, visto e considerato che negli ultimi anni Pechino o Tokyo hanno cantato più di una volta vittoria senza fare i conti con Mosca, che ha sempre giocato in modo subdolo e ambiguo la partita del greggio siberiano. Ma questa volta l'intesa sembra chiusa davvero: Pechino, insomma, avrà una sua pipeline dedicata da cui riceverà l'oro nero russo.
Per spazzare via ogni dubbio e mettere un ulteriore sigillo di ufficialità alla stretta di mano energetica tra le due superpotenze, è intervenuto Wen Jiabao in persona. «Abbiamo firmato diversi accordi, e ciò dimostra che abbiamo raggiunto un nuovo livello di cooperazione nel settore petrolifero», ha annunciato ieri sera il primo ministro cinese, mettendo fine a una ridda di voci e indiscrezioni.
Secondo queste ultime, l'accordo "oil for loans" tra Mosca e Pechino prevederebbe l'erogazione di un prestito in due tranche da parte di China Development Bank. La prima, del valore di 15 miliardi di dollari, a favore di Rosneft a fronte delle forniture petrolifere ventennali. La seconda, da 10 miliardi di dollari, finirebbe invece nelle tasche di Transneft per sostenere finanziariamente la costruzione del ramo cinese della pipeline Siberia-Pacifico.
La gigantesca pipeline sarà costituita da una dorsale principale che partirà da Taishet, in Siberia, girerà attorno al Lago Bajkal, e dopo 4mila chilometri finirà a Kozmino, sulla costa russa del Pacifico. Questo terminale, la cui costruzione fu decisa qualche anno fa con priorità sullo "scartamento cinese" grazie ai quattrini promessi a Mosca dal Governo Koizumi, servirà principalmente a garantire le forniture giapponesi.
In base agli accordi siglati ieri a Pechino, da Skovorodino, nell'Estremo Oriente russo, dovrebbe partire una diramazione destinata a convogliare il greggio siberiano fino a Daqing, il più grosso polo petrolifero cinese situato nella provincia di Heilongjiang e controllato dal colosso China National Petroleum Corporation.
Firmata l'intesa tra i due Governi, ora la costruzione del ramo meridionale dell'oleodotto richiederà del tempo. In attesa che la pipeline sia ultimata, il petrolio russo continuerà ad arrivare in Cina come previsto dai vecchi contratti Mosca-Pechino, seguendo grosso modo lo stesso itinerario. Ma con un mezzo di trasporto un po' meno efficiente: il treno.

18/02/2009