Pericoli nascosti nei circuiti incerti

Secondo il Rapporto "Rapex" 2009, il 60% dei prodotti segnalati come pericolosi nella Ue proviene dalla Cina, il 20% dallo Spazio economico europeo (i 27 stati Ue oltre a Liechtenstein, Norvegia e Islanda), il 13% da altri Paesi extra-Ue mentre per il 7% l'origine è ignota. È del resto noto come alcune produzioni siano ormai organizzate su scala globale. Già nel 2006 la commissione europea – consapevole della forte penetrazione dei beni cinesi di largo consumo nel mercato unico – aveva attivato il Rapex-China e nel 2008 l'esecutivo comunitario ha siglato un protocollo d'intesa con la Chinese Administration for Quality Supervision, Inspection and Quarantine (Aqsiq), l'Ente governativo responsabile di assicurare la sicurezza dei prodotti destinati all'export.
Nel 2009 – in seguito a visite di funzionari cinesi in Europa, seminari della commissione europea a Pechino, tavole rotonde, scambi di informazioni su attività di monitoraggio e allerta – l'Aqsiq ha inviato a Bruxelles 11 rapporti in merito a complessive 1.007 indagini e misure intraprese a seguito di notifiche "Rapex" su prodotti cinesi tra il 2006 e il 2009. I lavori procedono, sul fronte della sicurezza e soprattutto sulla rintracciabilità, considerato che nel 25% dei citati casi non è stato possibile risalire alla produzione.
Vale comunque la pena di evidenziare che è il committente stabilito nella Ue – importatore o distributore che sia – a essere il primo responsabile della sicurezza dei prodotti. Può succedere che importatori temerari – nel commissionare produzioni o acquistare merci in territori lontani – tralascino di specificare la destinazione dei prodotti (Paesi di destino e normative applicabili, modalità di utilizzo e categorie di consumatori coinvolti) e di richiedere la conformità a specifici requisiti, per risparmiare sui costi. Al consumatore è perciò bene fare intendere che il pericolo non è connesso alla provenienza, ma piuttosto all'incerta affidabilità di marchi sconosciuti e di prodotti commercializzati al di fuori dei grandi circuiti distributivi.
Dunque – in attesa di una capillare estensione dei controlli sul territorio – basti tenere a mente che giocattoli, gadget e utensili "da bancarella" possono rivelarsi non solo effimeri ma anche pericolosi.
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31/05/2010