Per i marchi made in Italy una porta verso l'Asia

Partecipare all'Expo di Shanghai? Una buona occasione per proiettare il proprio marchio su uno schermo di dimensioni mondiali. Ad esserne convinto è Vasco Errani che, oltre ad essere governatore dell'Emilia-Romagna, dal 2005 è ai vertici della Conferenza dei presidenti delle regioni. Errani segnala anche le difficoltà connesse alla partecipazione alla mega-esposizione: senza una rete ben strutturata di conoscenze, in Cina non si fa nulla.
Presidente Errani, cosa vuol dire?
Che per agire in Cina occorre essere ben radicati, avere già sviluppato relazioni forti sia sul piano istituzionale sia su quello economico. Non basta trovare un interprete e affidarsi a lui.
Ma perché l'Expo di Shanghai è un appuntamento così importante per le regioni e le aziende italiane?
L'Expo, dopo le Olimpiadi, rappresenta il più grande evento promozionale mai organizzato da un paese per celebrare il raggiungimento di grandi risultati economici. L'Expo ha coinciso con il superamento del Pil cinese su quello giapponese in termini assoluti, risultato che fa della Cina di nuovo, dopo 150 anni, la seconda potenza economica del pianeta. A un appuntamento come l'Expo, non poteva mancare un soggetto con un ruolo così rilevante nell'economia mondiale.
Un'occasione così importante è stata ben sfruttata?
Certo. Nel pieno accordo con il governo nazionale, le regioni italiane hanno contribuito a dare senso alla ricchezza e alla qualità della eccellenze del nostro paese. Oltre alla parte espositiva, ogni regione ha contribuito al successo del Padiglione italiano, in modo coordinato, organizzando eventi culturali, mostre, convegni e incontri d'affari. Si è ben rappresentato il posizionamento competitivo del nostro paese nel più grande e dinamico mercato globale.
L'Expo può rivelarsi davvero utile in un'ottica promozionale o è solo un grande evento con scarse ricadute pratiche per chi vi partecipa?
Tutto dipende da come si organizzano queste partecipazioni e il percorso pre e post. Ad esempio la regione Emilia-Romagna ha realizzato due bandi per l'internazionalizzazione delle imprese sul mercato cinese che le facessero diventare protagoniste a Shanghai proprio durante l'Expo. Questo ha significato coinvolgere a Shanghai quasi 300 imprese, organizzare 120 incontri d'affari e numerose visite aziendali, che hanno già portato alla sigla di contratti commerciali e di alcune nuove partnership.
Le ricadute positive sono valide solo in Cina?
Tutt'altro. La Cina è la porta per accedere ai mercati orientali. Chi lavora con Pechino sa che, se si coltivano i rapporti commerciali in maniera costante e senza incertezze - come molte imprese hanno invece hanno fatto nei mesi difficilissimi della Sars - i cinesi se lo ricordano. Hanno memoria lunga e sono molto attenti a questo tipo di segnali. Inoltre essere ben posizionati in Cina significa non solo avere accesso privilegiato a un quinto della popolazione mondiale, ma anche a tutta l'area asiatica, all'Australia e all'Africa.
I critici dicono che l'Expo è una manifestazione troppo ampia e dispersiva perché emerga il valore aggiunto di chi vi partecipa. Lei cosa risponde?
L'Expo non è un mordi e fuggi. È l'apice di un processo di avvicinamento e condivisione che il governo italiano e le regioni coinvolte hanno intrapreso da tempo. All'Expo si raccolgono i frutti di tanti anni di duro lavoro. Per questo governo e regioni hanno costruito percorsi integrati e di filiera. E questo tutti insieme, come Sistema Italia.© RIPRODUZIONE RISERVATA

17/10/2010