Pechino sempre più insofferente sul dollaro debole

La guerra dei pennies. Si infiamma il mercato delle valute e trascina, mediante il contagio di volatilità sull'obbligazionario, anche il comparto azionario nella mischia della grande incertezza. Per far fronte al mastodontico peso del debito gli Stati Uniti chiudono due occhi di fronte al naturale deprezzamento del dollaro. Ma la Cina inizia a stancarsi del suo primato mondiale da creditore e lancia un altro segnale di insofferenza all'America indebitata che continua a vivere ben al di là dei propri mezzi. L'agenzia di rating cinese Dagong, per quanto non così "indipendente" rispetto allo standard delle controparti anglosassoni, interviene con decisione a tagliare ambizioni e rating degli Stati Uniti (appena un A+) declassandone l'outlook. Crolla la fiducia e la visibilità a medio termine. Wall Street accusa il colpo, la volatilità torna prepotente sul parterre. Gli squilibri che hanno portato alla crisi appena passata non sembrano del tutto sanati, anzi. La minore capacità degli Usa di rimborsare il debito e il conseguente allentamento quantitativo della Fed preoccupa le autorità cinesi che non sono più disposte a tollerare, con i giochetti sul dollaro, il deterioramento del loro status di creditori. E, a Obama, non basta un'India per amica.

13/11/2010