Pechino replica al Pentagono: mentalità da Guerra fredda

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Interferenza indebita. Distorsione dei fatti. Mentalità da Guerra fredda. La Cina usa parole grosse per muovere al contrattacco degli Stati Uniti sul fronte degli armamenti.
«La capacità cinese di affrontare impegni militari a distanza rimane limitata. Tuttavia, le forze armate cinesi continuano a sviluppare armi evolute che stanno mutando gli equilibri regionali e che hanno ripercussioni che vanno oltre la regione Asia-Pacifico», avverte con una certa preoccupazione un rapporto fresco di stampa del Pentagono. Washington parla senza conoscere i fatti, ha replicato ieri Pechino, definendo il rapporto statunitense «una grave interferenza negli affari interni che potrebbe danneggiare le relazioni militari tra i due Paesi».
Non è la prima volta che le due superpotenze alzano i toni sulla questione. Accade tutti gli anni, in primavera, dopo l'approvazione del budget per la difesa da parte dell'Assemblea nazionale del popolo. Anche nel 2009 il Parlamento cinese ha varato un aumento a due cifre (+15%) delle spese militari. E il Pentagono, adeguandosi al solito copione, ha messo subito in guardia il mondo intero, puntando il dito sulla «mancanza di trasparenza» delle spese militari e della politica di sicurezza cinese.
«La Cina si oppone risolutamente al rapporto americano, che rappresenta una colossale distorsione dei fatti», ha tuonato un portavoce del ministero degli Esteri. «La Cina ha sempre perseguito fini pacifici e il potenziamento delle sue forze armate ha uno scopo puramente difensivo», ha aggiunto Pechino invitando Washington a liquidare le vecchie logiche da Guerra fredda.
La veemenza dei toni usati quest'anno è legata probabilmente a due fattori. Il primo è Taiwan. Da un anno a questa parte, le relazioni tra le due sponde dello Stretto sono entrate in una fase di progressiva distensione. La Cina, quindi, ha ritenuto inopportuna l'accusa americana di «continuare a sviluppare armamenti in grado di minacciare Formosa». Il secondo è la recente scaramuccia nel Mare Cinese meridionale, dove una flottiglia di navi battenti bandiera rossa ha prima seguito da vicino un vascello della Marina statunitense, e poi ha effettuato una serie di manovre pericolose con l'intento di ostacolarne la navigazione. Secondo Washington era una nave disarmata con equipaggio civile a bordo, impegnata nella raccolta di campioni oceanici in acque internazionali. Secondo Pechino, invece, l'imbarcazione statunitense sarebbe sconfinata in acque territoriali cinesi per compiere azioni di spionaggio.

27/03/2009