Pechino raddoppia sull'energia africana

Sissi Bellomo
Nel grande gioco per le risorse energetiche Pechino alza il livello della sfida all'Occidente. Dopo il caso Nigeria, che vede le compagnie cinesi determinate a sottrarre riserve petrolifere ad americani ed europei, è emersa una nuova emblematica vicenda: China National Offshore Oil Corp (Cnooc) starebbe tramando in segreto con il governo del Ghana per strappare a ExxonMobil un'acquisizione praticamente già fatta, quella relativa alla quota del ricco giacimento di Jubilee, messa in vendita da Kosmos Energy.
Quest'ultima ha firmato un accordo di cessione che essa stessa definisce «esclusivo e vincolante», per una cifra che secondo indiscrezioni si aggira intorno a 4 miliardi di dollari. Cnooc, tuttavia, starebbe comunque per presentare un'offerta concorrente, insieme alla compagnia petrolifera ghanese Ghana National Petroleum Corp (Gnpc): una mossa preparata facendo leva sul malumore del governo di Accra, sentitosi scavalcato dall'intesa Exxon-Kosmos.
La vicenda, rivelata dal Wall Street Journal, si sta sviluppando parallelamente ai negoziati sempre più fitti in corso tra Pechino e il sanguinario regime della Guinea, colpevole un paio di settimane fa di massacri e stupri di massa, ma ricco di bauxite, oro, diamanti, uranio e forse anche petrolio: il China International Fund – sfidando in questo caso la riprovazione, più che gli interessi della comunità internazionale – sarebbe pronto ad accollarsi la maggior parte dei finanziamenti per una serie di progetti estrattivi del valore di 7 miliardi di dollari, più del doppio del Pil del paese. Ad affermarlo – senza essere smentito – è il ministro guineano delle Miniere, Mohamed Thiam.
Anche nel Vecchio continente la concorrenza di Pechino nelle materie prime rischia intanto di diventare sempre più agguerrita: nel giro di tre anni, la Cina – che finora non ha mai comprato gas russo – potrebbe diventare il primo cliente di Gazprom, scavalcando anche grossi acquirenti come l'Italia o la Germania. Tutto dipende dalla firma di un accordo, che potrebbe arrivare già oggi, nel corso della visita in Cina del premier russo Vladimir Putin. Tra i due paesi si attende la firma di accordi commerciali per 5,5 miliardi di dollari, tra cui anche uno relativo a forniture di gas naturale.
Dopo anni di trattative, sempre arenatesi su questioni di prezzo, sul tavolo potrebbe esserci anche stavolta una semplice dichiarazione di intenti. Nel febbraio scorso tuttavia Mosca e Pechino sono arrivate a una svolta sulle forniture di petrolio: i cinesi hanno ottenuto una fornitura ventennale a prezzi ridotti, in cambio di finanziamenti per 25 miliardi, a tasso scontato, per Rosneft e Transneft. Un accordo da prendere a modello per il gas, aveva commentato all'epoca il presidente russo Alexandr Medvedev. Se oggi verrà replicato, si potrà dare il via alla costruzione di due pipeline (già progettate) in grado di portare verso la Cina 68 miliardi di metri cubi di gas all'anno nel giro di tre anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

13/10/2009