Pechino oscura YouTube

Eliana Di Caro
YouTube vietato ai cinesi. Il sito è stato oscurato a intermittenza lunedì sera, e da ieri è inaccessibile: chi ha tentato di connettersi non ci è riuscito o ha ricevuto un messaggio di errore, a Pechino, a Shanghai come in altre città.
Nulla di sorprendente in Cina, dove gli episodi di censura online si ripetono di frequente, mentre il Governo si schermisce e chiama in causa problemi tecnici. Ieri, però, Google Inc. - proprietario di YouTube - ha dichiarato esplicitamente dagli Stati Uniti che il sito è stato bloccato dalle autorità cinesi. Il portavoce del colosso informatico Scott Rubin ha spiegato che non si sa quali siano le ragioni dell'iniziativa e che comunque si sta lavorando per riattivare il sito il più presto possibile.
Qin Yang, portavoce del ministro degli Esteri di Pechino, ha gettato acqua sul fuoco: «Molte persone hanno la falsa impressione che il nostro Governo tema internet. È esattamente l'opposto», ha dichiarato, citando i 300 milioni di cittadini che usano il web (la più grossa "comunità" online del mondo) e i 100 milioni di blog. Cifre che dimostrano come la rete sia «aperta» ma come, allo stesso tempo, abbia «bisogno di essere regolata dalla legge per evitare che si diffondano notizie dannose e per tutelare la sicurezza nazionale».
All'origine dell'oscuramento del sito sarebbe un video che mostra l'aggressione di monaci e dimostranti tibetani da parte di centinaia di poliziotti cinesi armati di manganelli. Si tratterebbe di un filmato "postato" dal Governo tibetano in esilio, per il quale non si riesce a risalire né alla data né al luogo. Proprio ieri l'agenzia governativa cinese Xinhua ha accusato i sostenitori del Dalai Lama di aver realizzato delle immagini false, con scene di violenze ai danni di manifestanti pro-Tibet. Già all'inizio di marzo Pechino aveva spesso interdetto l'accesso a YouTube, nel primo anniversario dell'esplosione delle durissime proteste per l'occupazione cinese della regione. Secondo gli analisti, quello di ieri potrebbe essere un ulteriore passo avanti nel rigido controllo del web, in un anno in cui si avvicinano ricorrenze particolari, incluso il ventesimo anniversario della strage di piazza Tienanmen.
C'è chi ha chiamato in causa un altro filmato scomodo per il Governo di Pechino: quello che documenta l'accerchiamento della nave della Marina statunitense Impeccable, lo scorso 9 marzo, da parte di cinque navi cinesi nel Mar meridionale della Cina. Un incidente diplomatico che ha provocato forti tensioni tra il Governo americano e quello del Dragone.
Non accade del resto solo in Cina che YouTube venga oscurato. L'anno scorso le autorità pakistane intervennero per censurare dei video considerati offensivi nei confronti dell'Islam. Altre limitazioni ci sono state in Turchia, Thailandia e Indonesia.
eliana.dicaro@ilsole24ore.com

25/03/2009