Pechino: nuovi oneri sulle società straniere

Le società straniere in Cina dovranno sobbarcarsi, a partire dal 1° luglio, costi maggiori: scatterà infatti una serie di nuovi contributi a carico delle aziende, che riguarderanno le spese sanitarie, le pensioni, gli infortuni sul lavoro, la disoccupazione e la maternità.
Il tutto, scrive il Financial Times, potrebbe comportare nuovi oneri fino a 667 dollari al mese.
C'è ancora molta incertezza, però, sui dettagli dell'operazione. Intanto non è chiaro se la legge stabilisca l'obbligatorietà di questi nuovi contributi. Né se saranno coinvolti tutti i dipendenti stranieri - inclusi quelli spostati dall'estero - o soltanto coloro che hanno un contratto locale. Non è stato precisato, poi, quali norme verranno applicate ai lavoratori provenienti da Taiwan, Hong Kong e Macao.
Pechino deve ancora stabilire se i contributi che saranno introdotti verranno definiti a livello regionale, o se invece ci sarà uno standard nazionale. I particolari delle nuove regole, comunque, non verranno resi noti a breve. Ma al di là di questo, in un momento in cui il costo del lavoro sta crescendo rapidamente nel Paese, l'idea di nuovi contributi sui dipendenti stranieri potrebbe ulteriormente far salire il costo del business. Le tasse sul reddito in città come Shanghai - dove l'aliquota più alta raggiunge il 45% - sono già considerate un disincentivo rispetto alla capacità di attrarre professionisti della finanza estera. La camera di Commercio dell'Unione europea in Cina ha premuto sul ministro delle Risorse umane e della Previdenza cinese perché faccia in modo che la nuova legislazione lasci libere le aziende. Ha lamentato il peggioramento delle condizioni ambientali per il business europeo negli ultimi anni in Cina. E non sono pochi gli esponenti di spicco di grosse società legali nel Paese a lanciare un monito al Governo di Pechino: il costo del lavoro potrebbe aumentare in modo significativo.
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01/06/2011