Pechino non farci le scarpe

La politica internazionale usi il codice della diplomazia, il commercio quello delle regole. Il ricorso della Cina alla World Trade Organization contro l'estensione dei dazi antidumping sulle scarpe cinesi per altri 15 mesi fa riflettere sull'impatto che una decisione sugli scambi commerciali può avere negli equilibri tra due potenze. La tentazione per la Ue potrebbe essere quella di spegnere il fuoco, rivedendo una decisione per la quale i calzaturieri italiani si sono battuti a lungo, giustificando la loro battaglia con un'indagine che ha dimostrato che il dumping c'è. La decisione a favore dei dazi antidumping per Cina e Vietnam presa dall'Unione alla fine di dicembre ha mandato un messaggio chiaro a tutti i paesi: le regole esistono e sono uguali per tutti. Fra l'altro servono per consentire alle imprese di poter programmare il loro lavoro e andare avanti. Il contrario significherebbe rimanere appesi a quell'incertezza dove i più scaltri trovano sempre una scappatoia. Ma questo non giova né al mercato, né all'economia. E alla fine spunta persino l'arma della diplomazia, poco usa ai ricorsi e ai ricatti.

05/02/2010