PECHINO NEGA SORPASSO SU WASHINGTON

PECHINO NEGA SORPASSO SU WASHINGTON

Pechino, 20 lug.- La Cina non ci sta, e smentisce di avere strappato agli Stati Uniti il primato del consumo energetico mondiale: Zhou Xian, funzionario dell'Amministrazione Nazionale per l'Energia di Pechino, ha bollato oggi come "inaffidabile" il rapporto diffuso dall'Agenzia Internazionale dell'Energia, secondo il quale nel 2009 la Cina avrebbe scalzato gli Stati Uniti dalla prima posizione che occupavano da più di un secolo. Le statistiche elaborate dall'IEA  – l'agenzia internazionale con base a Parigi che misura i consumi energetici mondiali – mostrano che l'anno scorso Pechino ha divorato l'equivalente di 2252 milioni di tonnellate di petrolio, il 4% in più degli Stati Uniti, che si sarebbero invece "limitati" a 2170 milioni di tonnellate. L'unità di misura adoperata dall'agenzia internazionale comprende – oltre a quella ricavata dal greggio – ogni forma di energia, dal nucleare al carbone, dal gas naturale fino alle fonti rinnovabili come l'eolico. Ma i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica di Pechino, diffusi nel febbraio scorso, mostrano invece che il consumo energetico cinese si sarebbe attestato all'equivalente di 3,1 miliardi di tonnellate di carbone, che corrispondono a 2132 miliardi di tonnellate di petrolio. "L'International  Energy Agency non comprende appieno gli incessanti sforzi che la Cina sta perseguendo nel taglio delle emissioni e nel risparmio energetico – ha dichiarato Zhou nel corso di una conferenza stampa – e ignora gli enormi progressi cinesi nel campo delle fonti rinnovabili".

 

Un altro funzionario dell'Amministrazione Nazionale per l'Energia ha spiegato la discrepanza tra le due agenzie attribuendole alla raccolta di dati statistici basati su fonti diverse, ma non è entrato nel dettaglio e ha preferito mantenere l'anonimato. La Cina sta effettivamente concentrando la massima attenzione verso le energie rinnovabili: secondo un rapporto pubblicato nel marzo scorso dall'organizzazione americana no-profit Pew Charitable Trusts, ad esempio, nel 2009 Pechino ha investito circa 34,6 miliardi di dollari in tecnologie pulite, quasi il doppio dei 18,6 miliardi messi in campo dagli Stati Uniti. Nonostante questo impegno, però, il Dragone continua a ottenere la massima parte del suo fabbisogno energetico dallo sfruttamento del carbone, una dipendenza che le è valsa il dubbio record mondiale nell'emissione di gas serra. Una buona parte del pacchetto di stimoli straordinari all'economia da 4mila miliardi di yuan varato dal governo nel novembre 2008 è stata impiegata per investimenti in energie pulite, tanto da suscitare qualche allarme sull'eccesso di capacità produttiva nel settore: "La Cina ha ormai oltre 70 impianti per la produzione di equipaggiamenti adatti allo sfruttamento dell'energia eolica- ha dichiarato recentemente il vicepresidente della Chinese Renewable Energy Society Meng Xiangan nel corso di un forum – e  la domanda nazionale per queste tecnologie è stata già ampiamente superata.

 

Inoltre, la qualità di gran parte di questi prodotti non è stata ancora completamente verificata". "Il sorpasso della Cina sull'America simbolizza l'inizio di una nuova era dell'energia" aveva dichiarato ieri l'economista capo della IEA Faith Birol durante la presentazione del rapporto. Secondo l'International Energy Agency, nei prossimi 20 anni la Cina necessiterà di investimenti per 4mila miliardi di dollari per sostenere la sua economia ed evitare blackout e scarsità di carburante. Nei prossimi 15 anni il Dragone dovrà inoltre riuscire ad aumentare la propria capacità di ben 1000 gigawatt, più o meno l'equivalente del totale dell'attuale capacità statunitense, ma Pechino sembra pronta a dare battaglia anche su queste cifre. La guerra dei dati energetici continua.

 

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