Pechino mette in cantiere la sua prima portaerei

Questione di pochi anni e anche Pechino disporrà di una portaerei, strumento indispensabile per la proiezione strategica e status-symbol per ogni potenza media o grande che si rispetti.
Indiscrezioni sui piani giravano già da tempo ma adesso, come riportava ieri il Financial Times, una rivista militare statale è uscita allo scoperto e ha messo nero su bianco i dettagli della lunga corsa di Pechino per arrivare alla portaerei. Una corsa iniziata nel 1998 con l'acquisto nei cantieri ucraini della portaerei Varyag, gemella della Kuznetsov, ancor oggi unica portaerei di Mosca, mai completata a causa del crollo dell'Urss. I cinesi avevano del resto già preso una prima confidenza queste navi grazie all'acquisto, per la demolizione, della vecchia portaerei australiana Melbourne e della portaelicotteri russa Minsk.
Anche l'acquisto della Varyag, per 30 milioni di dollari, sembrava del tutto privo di significato militare, affidato a una società di Hong Kong che asseriva di volerne fare un casinò galleggiante da ormeggiare a Macao. La Vayag è invece finita all'àncora nella base navale di Dailan dove i tecnici cinesi l'hanno analizzata nei dettagli e stanno per completarla a un costo stimato di 500 milioni di dollari per metterla in servizio con compiti addestrativi nel 2012. Una nave scuola necessaria per formare marinai e personale di volo e creare un embrione di equipaggio per una nuova portaerei interamente realizzata in Cina.
Secondo indiscrezioni, finora i cinesi si sono addestrati in due piste d'aviazione che simulano il contesto marino e a bordo della Varyag ormeggiata ai moli.
Dei piani per la costruzione di una portaerei, noti come Progetto 9935, si parla da una decina di anni ma per la prima volta vi sono state conferme ufficiali. «Nel 2009 la Cina ha avviato un programma per la costruzione di una portaerei», si legge nell'edizione di quest'anno dell'Ocean development report pubblicato dall'Amministrazione marittima statale che sottolinea l'evento che attribuirà al paese il ruolo di «grande potenza navale». Più che di un'ammissione sembrerebbe però trattarsi di una gaffe considerata la proverbiale riservatezza cinese sui temi militari e il recente giro di vite della Difesa sulle esternazioni dei militari.
Si tratterebbe di una nave da 50/60 mila tonnellate: la metà di una Nimitz statunitense, il doppio dell'italiana Cavour e paragonabile alla britannica Queen Elizabeth attualmente in costruzione. La portaerei sarà in grado di imbarcare due dozzine di cacciabombardieri J-10 oppure i Sukhoi 27 acquistati da Mosca e alcuni elicotteri. I forti ritardi accumulati dallo sviluppo della nave inducono però a ritenere che entrerà in servizio non prima di cinque anni e verrà utilizzata soprattutto per acquisire esperienze utili allo sviluppo di una nuova classe di portaerei. Il lungo processo di trasformazione della marina cinese da forza costiera in oceanica, che tanto preoccupa i vicini asiatici e gli Stati Uniti, richiederà ancora molti anni specie sul piano dell'esperienza e della tecnologia. Settori nei quali Pechino è molto arretrata rispetto all'Occidente ma anche all'India, potenza regionale rivale che ha sempre avuto portaerei, ne schiera al momento due (cedute di seconda mano da Londra e Mosca) e sta costruendo la sua prima nave di questo tipo con tecnologia europea e anche italiana.
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19/12/2010