PECHINO LEGALIZZA LE SPARIZIONI

PECHINO LEGALIZZA LE SPARIZIONI

Pechino, 04 set. - Far sparire i dissidenti è reato? Attenzione, in Cina è una domanda trabocchetto.
La proposta di emendamento pubblicata due settimane fa sul quotidiano Legal Daily ha tratto in inganno un po' tutti: attivisti per i diritti umani, avvocati, stampa occidentale.

 

In casi riguardanti la sicurezza nazionale, terrorismo o seri episodi di corruzione, l'accusato o il sospettato potranno essere messi sotto sorveglianza "in una residenza diversa dal proprio domicilio" per un periodo non superiore ai sei mesi, qualora la sorveglianza presso la casa del sospettato o accusato possa intralciare le indagini.

 

Inoltre, quando il sospettato o accusato in questione verrà messo sotto sorveglianza "in una residenza diversa dal proprio domicilio", la famiglia verrà prontamente informata entro 24 ore.
A meno che, specifica la proposta d'emendamento, le autorità non riescano a raggiungere la famiglia o tale notifica non rischi – nuovamente – di intralciare le indagini.

 

Tradotto dal legalese: le autorità possono prelevare chiunque, portarlo in una località segreta senza dover informare nessuno e tenerlo in custodia fino a sei mesi.

 

Alcuni esperti cinesi, contattati dalla Xinhua, hanno salutato la proposta come un passo in avanti nella modernizzazione del sistema legale cinese: "La proposta – ha spiegato Song Yinghui, preside della facoltà di legge della Beijing Normal University – va a restringere l'utilizzo della sorveglianza al di fuori della casa del sospettato ai soli casi di sicurezza nazionale, terrorismo e corruzione grave, introducendo anche ferree procedure di approvazione".

 

Un indubbio miglioramento, se si considera che la legge vigente non specifica nemmeno quali siano i casi in cui applicare una misura cautelare simile. La clausola che permetterebbe alle autorità di non avvertire la famiglia, assicura Wang Minyuan dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali, rappresenta solo l'eccezione e non sarà la regola.

 

La proposta ha scatenato la stampa internazionale, che ha urlato allo scandalo interpretando l'emendamento come una legalizzazione della pratica di far sparire i dissidenti, prelevati dalla polizia sempre con l'accusa di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale.

 

La Cina, ancora una volta incappata in un misunderstanding di proporzioni mondiali, cerca di chiarire la propria posizione con un commento pubblicato lunedì mattina sul Global Times, dove il lettore occidentale viene introdotto nell'universo parallelo della prospettiva cinese. Nell'ottica cinese, si spiega nel pezzo, chiarire i casi nei quali sarà legale privare un cittadino della propria libertà aiuterà ad applicare meglio la legge: imprigionare un funzionario corrotto senza darne notizia impedirà ad altri soggetti coinvolti di scappare; si potrà impedire ai "cospiratori" (leggi dissidenti) di comunicare col loro "network terroristico" (leggi altri dissidenti). I legittimi timori di abuso di potere, spiega il Global Times, saranno fugati dalla sempre maggiore consapevolezza legale dell'opinione pubblica cinese e dal costante controllo da parte dei mezzi di informazione.  La legge, conclude il quotidiano in lingua inglese, deve tutelare la maggioranza della popolazione, non solo i pochi che alzano la voce.

 

Una precisazione che racchiude tutti gli assiomi che tengono in piedi la Repubblica popolare.
Il governo agisce sempre nel bene della popolazione.
Chi critica il governo va contro il bene della popolazione.
Per il bene della popolazione, chi critica il governo deve essere zittito.
Astraendosi dalla polemica sulla legalizzazione o meno della sparizione dei dissidenti, che nella legalità o nell'illegalità continueranno a sparire comunque, la mossa del sistema legislativo cinese – in Cina, non essendoci la divisione dei poteri, coincide con la volontà del Partito – vuole semplicemente dare il contentino alla comunità internazionale perfezionando una norma restrittiva molto vaga sostituendola con una legge più precisa, ma sempre dipendente da un capo d'accusa inerente alla sicurezza nazionale, applicabile quindi al terrorista stragista come al dissidente su Twitter.

 

L'approvazione dell'emendamento andrà a sancire l'onnipotenza del Partito sul proprio territorio, sottolineando col sorriso l'impotenza nella quale versa il mondo al di là della Grande Muraglia, armato di sedie vuote ad Oslo, rapporti sui diritti umani e petizioni che – lo racconta l'agghiacciante caso Gao Zhisheng (link) – contro la Cina rimbalzano come proiettili di gomma.

 

di Matteo Miavaldi

 

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