Pechino investe sull'auto verde

Luca Vinciguerra
HARBIN. Dal nostro inviato
Si chiama Saibao. È la vettura di punta di Hafei, la casa automobilistica controllata dal colosso aerospaziale di Stato, Avic. La disegnò cinque anni fa Pininfarina su commissione della società di quattroruote di Harbin bramosa di andare alla conquista dei mercati internazionali.
Ora, dopo diversi restyling, la Saibao è pronta al cambio di pelle più importante della sua esistenza. «Entro qualche mese, inizieremo a vendere anche la versione con il motore elettrico», dice orgoglioso il capo della progettazione di Hafei, Yang Zhifa, mostrando le migliaia di utilitarie allineate nei piazzali e pronte per la consegna ai concessionari cinesi. E anche a qualche rivenditore straniero. Grazie alla collaborazione di Pininfarina, la casa automobilistica dell'Heilongjiang è riuscita davvero a mettere un piede fuori dalla Cina. E, solo l'anno scorso, ha venduto circa 25mila Saibao in giro per il mondo. «Con il lancio del nuovo modello a motore elettrico saremo più competitivi sui mercati internazionali» spiega Yang.
Geely, primo costruttore indipendente di auto in Cina, ha annunciato che immetterà sul mercato già nel 2010 la sua prima vettura a trazione elettrica, che si chiamerà Panda. Mentre Dongfeng Motor Group ha firmato un accordo di collaborazione con Detroit Electric per la produzione di vetture a trazione elettrica. Cosa spinge tutte queste case automobilistiche? La risposta è semplice: i soldi pubblici. Pressato dalla necessità di contenere l'inquinamento urbano e diminuire la dipendenza dalle importazioni petrolifere, negli ultimi tre anni il governo cinese ha schiacciato forte l'acceleratore sullo sviluppo di vetture a impatto ambientale zero.
L'obiettivo di Pechino è molto ambizioso: trasformare in breve tempo la Cina nel principale produttore mondiale di auto ibride ed elettriche. «Entro il 2012, sulle nostre strade circoleranno 60mila vetture ecologiche» ha dichiarato di recente il ministro della Scienza e Tecnologia, Wan Gang. La scommessa è stuzzicante. I costruttori cinesi sono gli ultimi arrivati nella produzione di quattroruote tradizionali. E, nonostante i bassi costi di produzione dell'industria automobilistica del Dragone, la partita per affermarsi sul mercato globale si sta rivelando assai più dura del previsto.
La sfida dell'auto elettrica, invece, è tutta da giocare. Qui i cinesi non scendono in campo da una posizione di svantaggio. Tutti i concorrenti planetari partono da zero, perché la ricerca e sviluppo sulle tecnologie da applicare alle vetture verdi è appena cominciata. E sulla scena mondiale non è ancora emerso un paese leader. La Cina si candida a diventarlo, e non ne fa mistero.
Così, negli ultimi tre anni, tutte le case cinesi hanno deciso di gettarsi a capofitto nella produzione di vetture ibride ed elettriche. Per i grandi gruppi, come Saic, Chery, Byd o Geely abituati ormai da un decennio a pensare in grande, è stata un'operazione relativamente facile. Ma per le società più piccole, come appunto Hafei, la corsa alla vettura a emissioni zero ha richiesto uno sforzo assai più articolato. «Noi produciamo solo la scocca e la carrozzeria dell'auto elettrica. Il resto, dal propulsore alla batteria, lo acquistiamo da fornitori esterni. Poi assembliamo la vettura» ammette Yang.
I sussidi pubblici hanno avuto un ruolo decisivo nella svolta ecologista delle case cinesi. Il governo centrale, e soprattutto le amministrazioni locali, hanno messo un bel po' di quattrini nelle tasche dei costruttori. Quanto, però, non è dato sapere. Massima trasparenza, invece, sugli incentivi ai consumi. In base alla nuova legge approvata qualche mese fa, gli acquirenti di vetture ecologiche riceveranno fino a 60mila yuan (circa 8.700 dollari, cioè circa la metà del prezzo medio di un'utilitaria verde) di sconto sovvenzionato sull'acquisto di ogni auto. I ricchi sussidi pubblici, però, hanno un raggio d'azione limitato. Per ora coinvolgono solo 13 grandi città. E a beneficiarne sono solo gli enti pubblici, che sugli autobus elettrici potranno percepire un maxi-sussidio di ben 500mila yuan (73mila dollari) a vettura.
Il prossimo passo sarà stimolare lo sviluppo di una domanda privata di auto verdi. Le condizioni ci sono. Le grandi città soffocano nello smog. I cinesi utilizzano l'auto per spostamenti brevi, così l'autonomia delle batterie non è un grosso problema. Il mercato potenziale è composto soprattutto da utenti di prima motorizzazione, per i quali un motore elettrico o a benzina non fa una grande differenza. Ma c'è un ostacolo che oggi frena lo sviluppo popolare dell'auto ecologica in Cina: il prezzo di vendita è ancora troppo alto. Una vettura verde costa il doppio di un'utilitaria tradizionale.
«Per trasformare l'auto elettrica in un prodotto di massa servirebbero incentivi anche per i consumatori privati – osserva Charles Guo, analista di Jp Morgan – ma ci vorrebbero un sacco di soldi. Ecco perché è piuttosto improbabile che, almeno a breve, il governo promuova dei piani per sostenere l'acquisto individuale di vetture ecologiche». Al quartier generale di Hafei sono più ottimisti: «È solo una questione di costi di produzione – avverte Yang Zhifa – quando scenderà quello delle batterie, che da solo rappresenta il 40% del totale, nelle grandi città molta gente inizierà a comprare auto elettriche».
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IL GRUPPO DI HARBIN

Dallo spazio alla strada
Hafei è la casa automobilistica cinese controllata dal colosso aerospaziale di stato Avic. Produce circa 400mila automobili all'anno e 550mila motori. Le sue vetture vengono esportate in circa 40 paesi. Ha all'attivo 11mila dipendenti, di cui 1.200 sono esperti tecnici, e i suoi stabilimenti si estendono su un'area pari a oltre 577mila metri quadrati. Gli asset totali del gruppo valgono circa 11,14 miliardi di renminbi.


I BIG DEL DRAGONE

Geely

Li Shufu

Presidente

Il costruttore di auto Geely ha annunciato che immetterà sul mercato già del 2010 la sua prima auto a trazione elettrica, che si chiamerà Panda.

Chery

Yin Tongyao

Presidente

Chery lavora alla S18, piccola auto elettrica che può essere caricata in 4 ore sfruttando le prese domestiche. Si stima che costerà intorno agli 11mila euro.

Saic

Hu Maoyuan

Presidente

Saic, primo produttore cinese di auto, investirà 12 miliardi di yuan nello sviluppo di vetture a basso consumo e a trazione alternativa o ibrida.

Byd

Wang Chuanfu

Presidente

Byd produce una berlina a tre volumi ibrida che si ricarica alla presa della corrente: la F3DM, questo il nome dell'auto, è stata lanciata sul mercato a dicembre al costo di 16.200 euro.

21/07/2009