Pechino inverta la rotta o sarà scontro globale

di Chris Patten
RETTORE UNIVERSITÀ DI OXFORD

E così avete pensato che il 2009 fosse un anno nero. Il 2009 è iniziato con Gaza che veniva rasa al suolo. La disoccupazione in molti paesi è stata ed è in forte aumento, anche se iniziamo a scorgere i primi segnali di una ripresa dalla recessione. Molte banche, nel frattempo, sono tornate in pista, come se non fosse successo nulla. L'avidità si è presa un'interruzione soltanto temporanea.
Il Pakistan è gravemente agitato e colpito da un'ondata di terribili attentati dei taliban e in Afghanistan i soldati della Nato muoiono o restano gravemente feriti in gran numero. Il "processo di pace" in Medio Oriente è ormai in modo evidente il grande ossimoro nelle relazioni internazionali.
Quanto all'ambiente, nei preparativi (e nei lavori) di Copenhagen sul cambiamento del clima sono prevalse accuse e recriminazioni. Perfino il presidente Barack Obama - dal quale ci si aspettano miracoli - si è rivelato essere quello che è, nulla più di un essere umano di grande talento. Ha ricevuto il Nobel per la pace nella speranza che possa rendere migliore l'anno che viene. Sicuramente avrà il suo bel daffare.
Nel 2010 assisteremo a una ripresa a forma di "V" o di "W"? Oppure ci sarà semplicemente una fiacca evoluzione verso una prospettiva lontanissima di tempi migliori? Temo che sia vera quest'ultima ipotesi, e che la disoccupazione e i tagli alla spesa pubblica - di sicuro in gran parte dell'Europa e degli Stati Uniti - finiranno col pregiudicare la fiducia nell'economia. Ciò renderà estremamente più complessa la politica che dovrà affrontare e risolvere gli squilibri globali.
Cerchiamo di essere chiari su quanto sta accadendo. La svalutazione della valuta cinese, attuata di proposito, e il crollo del valore del dollaro stanno entrambi esercitando forti pressioni sulle prospettive delle esportazioni dei paesi membri dell'Unione Europea e altri ancora, quali Canada e Messico, mentre i sussidi, occulti o meno, alle esportazioni cinesi insieme alle barriere alle importazioni acutizzano il problema. L'esasperazione americana è stata quasi certamente frenata dalla necessità di dover prendere in prestito così tanti capitali, in buona parte proprio dalla Cina. Ma le tariffe doganali imposte di recente da Obama alle importazioni di pneumatici potrebbe essere un segno rivelatore di ciò che ci aspetta in un prossimo futuro.
La condotta cinese eserciterà una pressione politica sempre più forte su quanti di noi in Europa e negli Stati Uniti si rallegrano dei successi economici della Cina e sono sostenitori del libero commercio. Le economie più deboli avvertiranno anch'esse un bel contraccolpo. Io auspico che i raffinati manager dell'economia cinese arrivino a rendersi conto che o il loro paese cambierà comportamento o verosimilmente dovremo affrontare una guerra commerciale di notevoli proporzioni e un arresto dei commerci globali. Nel 2010, infatti, la pazienza dei sostenitori del libero commercio si esaurirà, e parecchio.
Gli scontri sulle spese a breve termine della gestione del cambiamento del clima non renderanno certo più facile tenere aperti i mercati, ma mancare d'intervenire adesso non farebbe altro che procrastinare ad altra data la spesa più alta provocata dal rinviare una simile decisione. La scelta è quella di trasferire - di fatto o apparentemente - ingenti somme di denaro dai paesi sviluppati a quelli emergenti o in via di sviluppo, per coprire alcuni dei loro costi di abbattimento delle emissioni e per la protezione dell'ambiente in genere. Provate però a immaginare solo per un momento i problemi ai quali andrebbero incontro i legislatori delle democrazie avanzate che dovessero trovarsi nella situazione di spiegare per quale motivo miliardi di dollari e di euro saranno devoluti alla Cina, la cui valuta deliberatamente sottovalutata costa ai loro stessi elettori il loro posto di lavoro.
L'impegno fatto proprio da Obama di procedere a un concreto disarmo nucleare lascia ben sperare in vista della Conferenza per il rinnovo del trattato di non proliferazione nucleare prevista per il 2010. Ma a prescindere da questi eventuali progressi, i problemi creati dallo sviluppo di armi nucleari in Corea del Nord e Iran continueranno a esistere.
Benvenuto è anche l'impegno diplomatico di America ed Europa nei confronti dell'Iran, ma che accadrebbe se tutto ciò non dovesse sfociare in un preciso impegno da parte di Teheran ad astenersi dal procurarsi armi nucleari o ad accettare un monitoraggio scrupoloso e assiduo della sua promessa? È inverosimile che Cina e Russia possano essere disposte ad appoggiare ulteriori sanzioni contro l'Iran, se la diplomazia dovesse fallire. Le relazioni energetiche di Pechino con Teheran s'intensificheranno ancor più e Mosca continuerebbe a credere che sua missione a livello internazionale sia provocare problemi ovunque è possibile. Tutto ciò è soltanto un piccolo assaggio di quello che il 2010, forse, ha in serbo per noi, senza contare naturalmente la costruzione di nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, la lotta in Pakistan agli estremisti assassini, le terribili difficoltà che incontra la Nato nel sostenere un regime afghano corrotto e screditato per evitare che il paese cada nuovamente nelle mani dei taliban e di al-Qaeda.
Malgrado tutto e a prescindere da quanto cupe siano le previsioni, andiamo avanti, traballando un po'. I fiori tornano a sbocciare, il vento agita ancora le chiome degli alberi, gli uccelli cantano e i bambini ridono. Mentre Obama è impegnato nelle sue complesse incombenze, noi tutti possiamo continuare a goderci la vita.
© Project Syndicate 1995-2010
(Traduzione di Anna Bissanti)

RISERVE E PRODUZIONE

2.273 miliardi $
Riserve cinesi in valuta estera
Il primo ministro Wen Jiabao ripete da mesi questa frase come un mantra: «Manterremo la stabilità del renminbi su un livello ragionevole ed equilibrato». La Cina, avendo accumulato a settembre dello scorso anno 2.273 miliardi di dollari di riserve in valute straniere, ha tenuto basso il tasso di cambio a livelli che non hanno precedenti nella storia economica mondiale.
+19,2%
Aumento della produzione industriale
A novembre la produzione industriale è cresciuta del 19,2% su base annua, l'incremento più significativo da giugno del 2007, in accelerazione rispetto a ottobre, mese in cui aveva già fatto segnare un balzo del 16,1 per cento. Il confronto con novembre 2008 risente del fatto che quello fu il periodo peggiore della crisi mondiale.
770 km
Lunghezza dell'oleodotto verso la Birmania
Pechino, in costante deficit energetico, si è assicurata le forniture di petrolio dalla Birmania. La stabilità della frontiera sino-birmana è condizione necessaria per realizzare l'oleodotto di 770 chilometri, progettato da China National Petroleum per trasportare il greggio dall'Oceano Indiano alla Cina.

02/01/2010