Pechino in ripresa già nel 2009

Stefano Carrer
TOKYO. Dal nostro inviato
Si chiama Cina la speranza di una ripresa per i Paesi in via di sviluppo dell'Asia, i quali devono fronteggiare un brusco declino della loro crescita economica che sta provocando un aumento della disoccupazione tale da impedire a milioni di individui la fuga dalla povertà: il rapporto semestrale della World Bank (East Asia and Pacific Update) sottolinea che ci sono buone possibilità che l'economia di Pechino superi le difficoltà prima degli altri e contribuisca a trascinare il recupero del resto del continente.
Nel 2009, però, la crescita dell'Asia emergente (esclusi Giappone e le tigri Singapore, Taiwan, Hong Kong e Corea del Sud) rallenterà al 5,3%, contro il 6,7% previsto a dicembre, l'8% del 2008 e l'11,4% del 2007. La revisione al ribasso delle stime è stata spiegata ieri a Tokyo dal capo economista per l'area Vikram Nehru, che ha dichiarato di sperare in qualche iniziativa positiva dal vertice dei Paesi dell'Asia orientale che si terrà il prossimo weekend in Thailandia.
«La Cina - ha detto Nehru - è un mercato molto importante per i Paesi asiatici in via di sviluppo. In particolare, gli esportatori di materie prime dovrebbero beneficiare della manovra cinese di stimolo all'economia che interessa i settori delle costruzioni, delle infrastrutture e così via». La World Bank prevede che il prodotto interno lordo cinese crescerà del 6,5% quest'anno (contro il 9% del 2008), spronato dal pacchetto governativo di incentivi per 4mila miliardi di yuan (589 miliardi di dollari): la ripresa di Pechino dovrebbe prendere piede nella seconda metà di quest'anno e acquisire slancio nel 2010. Del resto in Cina le pressioni al rialzo sui prezzi appaiono ancora modeste, lasciando spazio per ulteriori interventi pubblici in senso espansivo.
Nehru, però, non nasconde due problemi: da un lato, una piena ripresa su scala continentale dovrà attendere il recupero delle economie avanzate in Stati Uniti, Europa e Giappone; dall'altro «non si può escludere la possibilità di ulteriori notizie negative riguardanti il sistema finanziario, che avrebbero un effetto di contagio per il resto dell'economia globale».
Intanto, la crisi globale farà in modo che in Asia resteranno in uno stato di povertà 10 milioni di persone in più di quanto prevedibile appena un anno fa, con un aumento degli indigenti in Paesi come Cambogia, Malaysia e Thailandia. Ovunque, inoltre, si registrerà un rallentamento nel processo di riduzione della povertà. Non è ipotizzabile, inoltre, che nel breve periodo il continente torni ai robusti tassi di crescita dell'ultimo decennio, in quanto i mercati occidentali paiono destinati a importare meno.
C'è intanto attesa per il nuovo maxipiano da circa 100 miliardi di dollari che il Giappone annuncerà nei prossimi giorni. Ieri la Banca centrale di Tokyo ha confermato i tassi di riferimento allo 0,1%, ma ha deciso di espandere le forme di garanzia accettabili per offrire fondi alle istituzioni finanziarie. In particolare, potrà prendere in garanzia tutti i bond municipali (anche quelli collocati privatamente) al fine di allentare il credit crunch che limita i finanziamenti delle imprese.
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08/04/2009