PECHINO FERMA POETA DIRETTO IN AUSTRALIA

PECHINO FERMA POETA  DIRETTO IN AUSTRALIA
Roma, 10 mag.- Il fascicolo degli arresti di attivisti pro-democrazia e critici del governo rischia di arricchirsi di un nuovo caso. Lunedì Liao Yiwu, poeta, scrittore e musicista, è stato fermato dalla polizia cinese che ha impedito all'uomo di recarsi  in Australia per partecipare a un festival letterario. E come in un déjà vu, la scena si ripete ancora: simile è il modus operandi delle autorità cinesi, stesso il bersaglio – un intellettuale con un passato macchiato dai fatti di Tian'anmen -. Liao non è tra coloro che si schierarono in prima linea nel movimento del 1989, ma all'indomani della tragedia scrisse un elogio funerario alle vittime del massacro. Un componimento che costò al poeta quattro anni di carcere

 

In un'intervista telefonica Liao ha raccontato di essere stato invitato da alcuni funzionari della sicurezza in una sala da tè di Chengdu, la sua città natale. Lì le autorità hanno negato al poeta il permesso di lasciare il Paese per partecipare al Sydney Writers' Festival, senza addurre alcuna spiegazione. Al festival, Liao avrebbe dovuto prendere parte a un panel di discussione sull'influenza politica della Cina in Australia. Il poeta avrebbe dovuto inoltre leggere un suo componimento ed esibirsi in una performance musicale.  E se lo spettacolo musicale è stato cancellato, la discussione procederà con un altro relatore, assicura il direttore artistico del festival Chip Rolley. Lo scorso mese, invece, le autorità avevano impedito a Liao di volare a New York per prendere parte come relatore al PEN World Voices Festival of International Literature. "Una decisione infelice che mostra quella che è la disponibilità delle autorità cinesi a portare avanti uno dialogo culturale libero" aveva commentato Salman Rushdie presidente del festival. Tuttavia quelli degli ultimi giorni non sono gli unici fermi cui è stato sottoposto Liao: lo scrittore è stato fermato ben 14 volte dal 1999 allo scorso autunno quando è stato autorizzato a recarsi in Germania. "Mentre ero lì un mio amico mi ha suggerito di restare, ma non potevo. Devo stare in Cina perché scrivo di Cina".

 

Le restrizioni di volo nei confronti di quelle che sono considerate le voci critiche del governo si combinano con la cancellazione da parte di Pechino di decine di forum culturali ed eventi organizzati per questa primavera all'estero e nelle ambasciate occidentali dislocate sul territorio cinese. Una mossa con cui il governo tenta di arginare l'influenza dell'Occidente sulla popolazione cinese. E se da sempre il Dragone si è mostrato poco aperto e tollerante alle critiche, la situazione è precipitata negli ultimi mesi in seguito ad alcuni episodi di manifestazioni pro-democrazia organizzate a Pechino e a Shanghai sulla scia delle Rivolte dei Gelsomini magrebine (questo dossier). Nonostante le proteste cinesi abbiano avuto scarso seguito e una timida reazione, è bastata l'intenzione e il tam tam su internet per innalzare il livello di allarme del governo centrale. Controllo serrato sul web, fermi, arresti  e campi di rieducazione: sono queste le principali conseguenze cui incappano coloro che negli ultimi mesi, o in passato, si sono opposti al governo cinese. A questi appartengono intellettuali, avvocati per i diritti umani (questo articolo), dissidenti e persino cattolici , chiunque non sia allineato dunque.

 

Ma tra tutti i casi di personalità cadute nella maglie sempre più strette della censura, quello dell'artista Ai Weiwei è quello che di sicuro ha avuto risonanza a livello mondiale (questo dossier). Lo scorso 3 aprile l'archistar ideatore dello stadio "Nido d'Uccello" delle Olimpiadi di Pechino 2008 è stato arrestato mentre si trovava all'aeroporto di Pechino e da quel momento non si hanno più notizie dell'uomo. Dopo cinque giorni di silenzio, il governo ha rotto il silenzio affermando che l'artista è stato arrestato per reati economici. Un'accusa che tuttora non è provata. Secondo molti però ad aver messo sotto una cattiva luce Ai sono stati l'attivismo e il criticismo che emergono anche dalle sue opere. Intanto da ogni parte del mondo  continuano ad arrivare appelli per il rilascio dell'artista, messaggi di solidarietà e critiche aspre al governo. Negli ultimi giorni, invece, nell'etere cinese circolavano sms che con i caratteri omofoni di Ai Weiwei ma con diverso significato ("amo il futuro") davano sostegno all'artista. I messaggi sono stati prontamente bloccati.  In fatto di ordine interno Pechino non accetta lezioni. 

 

di Sonia Montrella

 

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