Pechino ferma il filtro anti-porno

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina rinvia a data da destinarsi l'operazione Diga Verde. Ieri sera, a poche ore dall'entrata in vigore della legge che imponeva dal primo luglio l'installazione del software antipornografia su tutti i personal computer commercializzati oltre la Grande Muraglia, il governo cinese ha fatto una brusca marcia indietro.
«L'entrata in vigore della normativa è stata rinviata perché alcuni produttori hanno affermato che l'installazione del software richiede tempo», ha spiegato Pechino in un comunicato. A lamentarsi della nuova legge che prevede l'obbligatorietà della Diga Verde su tutti i pc sono state soprattutto le società straniere. «È un obbligo che viola le regole del commercio internazionale», si sono lamentati ufficialmente gli Stati Uniti, esternando tutta l'irritazione dei produttori americani di pc.
Ma a lamentarsi, sebbene la nota del governo non li menzioni, sono stati anche i blogger cinesi. I quali, nei giorni scorsi, hanno criticato aspramente la nuova legge, insinuando pubblicamente il dubbio che il software, oltre a proteggere la rete dai siti a contenuto sconcio e pornografico, possa diventare uno strumento per bloccare l'accesso anche a website sgraditi alla nomenklatura. O, peggio, per andare a spiare nei computer della gente.
Lo slittamento dell'entrata in vigore della legge a data da destinarsi è stato a dir poco provvidenziale. Ieri, infatti, sull'operazione Diga Verde regnava la massima confusione. Se non addirittura l'anarchia totale.
«Software? Quale software?», ci ha risposto in mattinata un commesso di Best Buy facendo spallucce con lo sguardo smarrito. Poco prima dell'ora X, nel distretto dell'elettronica di Pudong gli stessi addetti ai lavori erano all'oscuro di tutto. O erano male informati. «Stanotte arriveranno dei tecnici esterni per installare il software su tutti i pc giacenti nei nostri magazzini», ha confessato con aria furtiva un responsabile vendite di Suning, l'equivalente cinese della catena americana di elettrodomestici. Oppure, si affidavano a libere interpretazioni della nuova legge. «L'installazione del software è un obbligo per i produttori. Noi dettaglianti, quindi, per ora siamo liberi di vendere i pc che abbiamo in magazzino anche senza l'applicazione antipornografia», ha spiegato con piglio sicuro il titolare di un negozio Samsung situato dentro un grande magazzino.
A questo punto, non resta che attendere che la prossima comunicazione del governo sui criteri e le modalità d'introduzione del software. Durante questa pausa di riflessione, gli oppositori della Diga Verde avranno il loro bel da fare per studiare come aggirare il software. La confusione è totale anche sotto il profilo tecnico. C'è chi dice che, anche nel caso di software pre-installati sui pc dai produttori, la Diga Verde potrà essere agevolmente rimossa o aggirata dagli utenti. E c'è chi, invece, sostiene che l'applicazione sviluppata dalla società cinese Jinhui Computer System Engineering è a prova di hacker.
Ma potrebbe trattarsi anche di uno sforzo inutile. Vista la pessima accoglienza riservata da produttori e utenti al software antipornografia, infatti, non è escluso che Pechino lasci scivolare il progetto nel dimenticatoio.
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01/07/2009