Pechino diversifica nel debito giapponese

In curiosa coincidenza con lo sfondamento dei massimi da 15 anni sul dollaro da parte del superyen, il rapporto di un autorevole "think thank" governativo cinese afferma che il Giappone è più sicuro degli Stati Uniti.
Per questa ragione, sottolinea la Chinese Academy of Social Science, Pechino di recente si è alleggerita di titoli del debito americano e ha preso ad accumulare titoli nipponici: un nuovo trend che «mostra come il governo cinese ritenga che i rischi del debito Usa eccedano di molto quelli del debito giapponese», scrive Zhang Ming, l'economista che ha firmato il rapporto. A suo parere, anche se il differenziale dei tassi resta alto a favore dei titoli Usa, l'investimento in bond del Sol Levante appare più sicuro, almeno sul breve, per due motivi: la grande maggioranza del debito di Tokyo sta nel portafoglio di investitori domestici; lo yen potrebbe apprezzarsi ulteriormente alla luce del surplus delle partite correnti di Tokyo. Sulle prospettive dello yen, peraltro, le opinioni sono divise, dopo che la divisa nippponica ha sfondato quota 85 sul biglietto verde: una soglia considerata critica dal governo e dalle aziende esportatrici. Se alcuni fattori tecnici fanno ipotizzare ulteriori avanzate, è anche vero che negli ambienti governativi cresce l'intenzione di fare qualcosa per frenare l'ascesa della divisa. In particolare, si stanno moltiplicando le pressioni sulla Banca centrale, accusata di inerzia a fronte dell'attivismo della Fed.
Balza agli occhi il paradosso del superyen, poche settimane dopo le elezioni che il premier Naoto Kan ha perso, secondo molti osservatori, proprio perché ha evocato un "rischio-Grecia" per il Sol Levante in mancanza dell'avvio di un sostenibile consolidamento delle finanze pubbliche, gravate dal debito complessivo più alto tra i Paesi avanzati. Uno dei fattori che hanno contribuito a rafforzare lo yen sono stati proprio i forti acquisti di titoli da parte di Pechino, che quest'anno ha già comprato oltre 1.700 miliardi di yen (quasi 20 miliardi di dollari) in debito nipponico, surclassando il precedente record dell'intero 2005 (255,7 miliardi di yen). Una mossa che si inserisce nella diversificazione delle riserve valutarie cinesi, arrivate a quasi 2.500 miliardi di dollari: la strategia recente di Pechino è quella di diminuire leggermente le posizioni sul dollaro - tagliando gli acquisti di titoli a breve e aumentando invece quelli a lungo termine – e di rafforzare l'esposizione a breve sullo yen.
Lo stesso Zhang nel suo rapporto evidenzia due problemi che sembrano destinati a impedire che Pechino punti troppe carte su Tokyo: i bassissimi rendimenti offerti e la «serie di difficoltà sistemiche» del Giappone - popolazione che invecchia, alto livello del debito, trappola della liquidità - che «influenzano la sostenbilità a lungo termine del debito nipponico». Altri analisti ritengono che Pechino abbia negli ultimi mesi agito come altri Paesi, parcheggiando temporaneamente sullo yen parte della liquidità ottenuta cedendo alcuni asset in euro. Una tendenza, dunque, più generale che rappresenta una inversione rispetto ai lunghi anni in cui lo yen non è stato considerato una valuta di investimento a causa degli ultra-bassi tassi giapponesi. È stato lo spavento sull'euro, insomma, a mettere sotto i riflettori la moneta di una nazione creditrice come "safe haven", almeno in attesa di prossimi eventi. Sempre ieri, del resto, un rapporto della principale agenzia cinese di pianificazione - la National Development and Reform Commission - ha indicato che è difficile essere ottimisti sulle prospettive dell'economia giapponese.
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12/08/2010