Pechino cerca di raffreddare il credito

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina inizia a stringere dolcemente i rubinetti del credito. Ieri la People's Bank of China ha aumentato la riserva obbligatoria per le banche di 50 punti base, portandola dal 14,5 al 15 per cento. Il provvedimento entrerà in vigore il 18 gennaio.
Si tratta del primo incremento dal giugno 2008 della quota di liquidità che gli istituti di credito devono immobilizzare nei propri forzieri. In quei giorni la locomotiva cinese correva ancora forte, e la crisi finanziaria che pochi mesi dopo avrebbe devastato l'economia mondiale attendeva in agguato. Oggi, come dimostrano i recenti dati congiunturali, la locomotiva ha ripreso a marciare veloce. Così, per evitare rischi (cioè un'impennata dell'inflazione), la banca centrale ha pensato bene di cominciare a togliere un po' di carbone dalle sue caldaie.
La mossa non ha colto i mercati di sorpresa. La settimana scorsa, infatti, la Pboc aveva già inviato i primi segnali di un imminente cambiamento di rotta della politica monetaria espansiva perseguita negli ultimi dodici mesi, alzando di quattro punti base i rendimenti dei buoni del Tesoro trimestrali. Ieri mattina, all'asta dei Bond annuali i tassi d'interesse sono schizzati verso l'alto di ben 8 basis points. E a mercati chiusi è arrivata poi la notizia del rialzo della riserva obbligatoria.
È un chiaro segnale che in Cina la stagione del denaro facile volge al termine. D'altronde, il quadro macroeconomico è cambiato drasticamente negli ultimi tre mesi. Tutti gli indicatori che fino a prima dell'estate si erano mossi con incertezza, nell'ultimo scorcio del 2009 hanno ripreso prepotentemente quota.
L'ultimo dubbio legato al commercio estero, che resta il settore trainante dell'economia cinese, si è sciolto lunedì. Dopo 13 mesi in caduta libera, a dicembre le esportazioni di made in China sono cresciute del 18 per cento. Intanto, le importazioni sono aumentate addirittura del 56%, grazie soprattutto ai massicci acquisti di energia e materie prime dall'estero (l'import di petrolio ha stabilito il record di tutti i tempi). È il segno che l'economia si è rimessa finalmente a girare.
In questo quadro, considerando anche che il paese continua a beneficiare delle misure fiscali previste dal piano di stimolo da 600 miliardi di dollari, per stroncare sul nascere il rischio di un surriscaldamento della congiuntura la Pboc ha deciso di iniziare a tirare leggermente i cordoni del credito.
Dopo aver pompato generosamente liquidità nel sistema per oltre un anno, ora è venuto il momento di iniziare la fase opposta di drenaggio. Da gennaio a ottobre dell'anno scorso le banche cinesi hanno erogato prestiti per 875 miliardi di euro, oltre il 70% in più rispetto all'anno precedente. È un record assoluto. Il rischio è che questa enorme massa di moneta si trasformi in credito facile. Con tutto ciò che ne consegue: eccesso di investimenti, sovracapacità, bolle speculative, sofferenze bancarie, inflazione.
Ecco perché il prossimo passo della banca centrale sarà molto probabilmente il rialzo dei tassi d'interesse. È solo una questione di tempo: secondo alcuni analisti, la Pboc potrebbe andare all'offensiva già nel primo trimestre di quest'anno.
L.Vin.
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13/01/2010