PECHINO-MILANO, PIÙ INVESTIMENTI

Dopo i titoli di Stato, i prossimi grandi investimenti cinesi in Italia saranno nel campo della logistica e del real estate. Oggi il governo di Pechino detiene quasi 90 miliardi di obbligazioni statali italiane. Nel prossimo futuro risorse ingenti potrebbero invece essere riversate nella riqualificazione e realizzazione di immobili e infrastrutture. A tutto vantaggio del sistema Paese, che beneficerebbe di un enorme afflusso di capitali e risorse.
Le prime dichiarazioni ufficiali di intenti da parte del governo di Pechino sono arrivate nel luglio dello scorso anno, quando l'allora ministro degli Esteri Franco Frattini era in missione a Shanghai. Per l'occasione il Fondo sovrano cinese China Investment Corporation (Cic), un colosso con asset per oltre 400 miliardi di dollari, aveva manifestato interesse alla possibilità di investimento in Italia in tre grandi ambiti: il restauro di edifici pubblici di interesse storico, la piattaforma logistica in alto Adriatico e l'Alta velocità.
I più recenti sviluppi hanno confermato e ampliato le premesse di Shanghai: lo scorso ottobre la visita del premier cinese Wen Jiabao in Italia si è conclusa con un'assunzione bilaterale di impegno per innalzare a 100 miliardi di euro il controvalore degli scambi e degli investimenti tra i due Paesi entro i prossimi 5 anni, con rilevanti ricadute anche per la cantieristica italiana. Più recentemente, il presidente del Cic Lu Jiwei ha ribadito l'intenzione di investire, in Paesi come l'Italia e la Spagna, non più in titoli di Stato ma in infrastrutture.
In quest'ottica assumono particolare interesse gli ultimi rumor di mercato, che vorrebbero la costituzione di due nuovi fondi di investimento ad hoc da parte del governo cinese: il primo, Hua Mei, gestirebbe gli investimenti verso gli Stati Uniti. Il secondo, Hua Ou, sarebbe invece indirizzato all'Europa. La dotazione di entrambi potrebbe arrivare a 300 miliardi di dollari complessivi. Ecco allora che lo sbarco a Milano della delegazione del Cmex (si veda l'articolo a pagina 27), previsto agli inizi di giugno in occasione dell'Eire, potrebbe rappresentare il punto di avvio di un importante piano di investimenti nel real estate italiano.
Al momento i flussi di capitale provenienti dai fondi specializzati cinesi sono diretti prevalentemente agli Stati Uniti, che raccolgono da soli il 50% circa delle risorse. In Italia, secondo gli operatori, l'interesse cinese verso il real estate deve ancora concretizzarsi: l'osservatorio Bnp Paribas Real Estate non ha ancora individuato operazioni rilevanti nel settore immobiliare da parte della Cina nel corso degli ultimi mesi. Tuttavia, secondo Maurizio Castello, partner di Kpmg specializzato sul mercato cinese, «il nuovo piano quinquennale cambierà tutto. Molti nuovi investitori potrebbero spostarsi al l'estero e conseguentemente in Italia. Già ora stiamo cogliendo i primi segnali di investimenti immobiliari cinesi in Italia: non era mai successo prima». Più prudente Enrico Toti, avvocato specializzato in rapporti con l'Oriente e socio della Fondazione Italia-Cina: «Da alcuni anni, ormai, si parla di investimenti immobiliari tra i due Paesi, ma il mercato deve ancora partire. Oggi si intravedono spiragli per il futuro, ma sarà necessario superare alcune resistenze: le strutture finanziarie italiane devono avere più coraggio nello spingersi in Cina, mentre il governo di Pechino deve garantire una reale reciprocità delle occasioni di investimento». Quel che è certo è l'aumento della presenza di operatori real estate sul mercato cinese: stando a dati Kpmg, nel 2005 il settore in Cina raccoglieva il 9% di tutti gli investimenti esteri diretti al Paese. Nel 2009, la quota era più che raddoppiata al 18,7 per cento.
Non mancano, comunque, alcuni esempi di grandi operazioni sul fronte della logistica e delle infrastrutture. L'Italia rappresenta – o potrebbe rappresentare – un punto di accesso strategico per le merci cinesi dal Mediterraneo in Europa e i colossi d'Oriente si sono già mossi. In particolare, la Hutchison Whampoa del magnate cinese Li Ka-Shing sarebbe disposta a stanziare un investimento da 500 milioni per lo sviluppo del Porto di Taranto, complessità burocratiche e amministrative permettendo. La Cosco, colosso statale cinese con una flotta di 130 navi per il trasporto container, ha stanziato 220 milioni per realizzare il nuovo terminal Levante nel porto di Napoli. E non è un caso che una grande acquisizione di imprese italiane da parte di compagnie cinesi sia stata effettuata proprio nel comparto dell'edilizia: nel 2008 la Cifa, attiva nel calcestruzzo, è stata comprata da Zoomlion per un controvalore totale di 500 milioni.
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il trend positivo del segmento residenziale

Nuovi ricchi a caccia di case di lusso

La classe abbiente cinese punta sul residenziale di lusso italiano. Nel corso degli ultimi tre anni, gli investitori interessati a progetti o soluzioni immobiliari di pregio nel nostro Paese sono aumentati del 10% circa, secondo dati dell'Italian international network (Iin), società italiana di advisory immobiliare del gruppo Wiish. Negli ultimi anni i ricchi cinesi hanno destinato il 27% della propria ricchezza al settore del real estate di pregio. E l'Italia rappresenta uno dei mercati esteri più apprezzati, sia tramite acquisti diretti, sia tramite fondi di investimento specializzati. «Una delle note più interessanti per il real estate – spiega Chiara Lagomarsino Picasso, head of international department di Iin – è rappresentata dalla crescente attenzione internazionale nei confronti del nostro patrimonio immobiliare, soprattutto per il segmento top. Il nuovo business da intercettare è sempre più costituito dalla domanda che viene dall'Oriente; e la Cina è la nuova frontiera del real estate di qualità». Al di là delle grandi città metropolitane e delle città d'arte, prime fra tutte Venezia, Milano, Roma e Firenze, le richieste più in voga tra gli investitori cinesi includono casali e poli vitivinicoli in Toscana e Sardegna; molto amati anche i laghi

08/03/2012