Pechino-Berlino è l'asse del rischio

Mentre la Germania s'imbarca per il suo illogico - quantunque presunto necessario - perseguimento dell'austerità fiscale, devo ammettere che mi sembra perfettamente logico che in tedesco la parola schuld indichi sia il "debito" che la "colpa".
Dopo qualche iniziale esitazione, la Germania nei primi mesi di quest'anno ha finalmente acconsentito a fare la propria parte e finanziare una fetta - da svariati miliardi di dollari - del pacchetto di salvataggio che l'Europa ha messo a punto a favore della Grecia, decisione che molti in questa nazione hanno considerato un salvataggio in extremis alquanto spiacevole di un paese limitrofo irresponsabile che aveva speso senza freni. Attualmente la cancelliera Angela Merkel sta cercando di far approvare in Germania un pacchetto d'iniziative che dovrebbero portare a risparmiare circa 85 miliardi di euro entro il 2014 tramite ingenti tagli fiscali, ignorando i ripetuti moniti che giungono dall'amministrazione Obama. Tutto sommato, debito significa colpa.
Merkel si è autoconvinta, e ha convinto gli altri, che questi tagli di bilancio renderanno l'economia tedesca la più grande e la più competitiva in Europa. Chiediamoci: per la precisione, più competitiva nei confronti di chi? La risposta è ovvia. Già, è proprio così: un'altra nazione ancora sta contando sul fatto che gli Stati Uniti sprechino le loro importazioni grazie a un euro debole. Oltretutto, nel momento stesso in cui fanno affidamento sulla domanda americana per neutralizzare le loro politiche di contrazione, i tedeschi faranno anche una bella ramanzina agli Stati Uniti su come sia sconsiderato andare avanti con dei deficit di bilancio. Infatti il debito, come la colpa, è qualcosa di negativo.
Mi chiedo quale sia la parola che in Germania indica la "parsimonia". Gli Stati Uniti hanno dovuto adottare alcuni provvedimenti per tutelarsi, e al contempo evitare qualsiasi cosa che avesse il potenziale di ritardare la ripresa economica. L'amministrazione Obama adesso deve dire chiaramente alla Germania che gli Stati Uniti sono pronti a prendere posizione. Noi non lasceremo che la Germania esporti le conseguenze della sua ossessione per l'austerità comperando qualsiasi cosa essa venda.
Nel frattempo, mentre la Germania e il resto d'Europa impazziscono per l'austerità fiscale, il 20 giugno Pechino ha annunciato che autorizzerà una maggiore flessibilità della sua valuta, anche se procederà a una rivalutazione soltanto graduale. Agli Stati Uniti già ad aprile la Cina aveva anche fatto sapere che accusarla di sovvenzionare le proprie esportazioni tramite la sua politica del tasso fisso - e l'imposizione di dazi compensativi - avrebbe significato violare quanto previsto dalla Wto.
Soffermiamoci un momento ad analizzare i punti più essenziali di questa fatua controversia. Mentre la Wto sostiene che sovvenzionare le esportazioni e imporre dazi alle importazioni è vietato, risulta lecito tenere di proposito svalutata una valuta sostenuta da interventi sul cambio per un certo numero di anni - il che in definitiva equivale a un misto di sussidi alle esportazioni e dazi alle importazioni. Come è possibile - chiedo ancora una volta - che l'operato della Cina sia lecito e la reazione proposta dagli Stati Uniti sia illecita?
È giunta l'ora di fare sul serio ed essere inflessibili. Quando si deve trattare con la Cina o con la Germania non serve comportarsi con cortesia. E non fare nulla in proposito non è un'opzione praticabile o accettabile per gli Stati Uniti.
(Traduzione di Anna Bissanti)
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26/06/2010