PBoC CONTRO FED,  LOTTA ALL'INFLAZIONE

Pechino, 31 gen.- People's Bank of China a tutto campo contro l'inflazione, si lancia in aperta polemica con le decisioni della Federal Reserve: nel tradizionale rapporto trimestrale sulle politiche monetarie, pubblicato nella tarda serata di ieri, la Banca centrale cinese adopera toni severi per dettare la linea economica dei prossimi mesi. "Nel 2011 il sistema finanziario dovrà essere mantenuto stabile e solido - si legge nel documento - e il controllo dei prezzi occuperà un ruolo ancora più importante nell'agenda politica". A conferma che la lotta all'inflazione costituisce la priorità per il nuovo anno, giungono anche le dichiarazioni del governatore Zhou Xiaochuan :"Il costo della vita è ancora alto, più alto di quanti molti si aspettassero, e può crescere ancora – ha detto Zhou da Tokyo, ai margini di un forum economico -,quindi potrebbe essere necessario adeguare ulteriormente i requisiti di riserva obbligatoria delle banche, al fine di drenare la troppa liquidità in circolazione". Nei mesi di novembre e dicembre l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto rispettivamente del 5.1% e del 4.6%, ben al di là della soglia del 3% entro la quale il governo intendeva contenerlo, raggiungendo così i livelli più alti degli ultimi due anni (questo articolo).

 

Nel corso del 2010 il governo di Pechino e la Banca centrale hanno fissato due aumenti dei tassi d'interesse (tra ottobre e dicembre) e ben sei incrementi dei requisiti di riserva obbligatoria per ridurre la quantità di denaro circolante, un provvedimento deciso anche nella seconda metà di gennaio. La scorsa settimana sono state stabilite numerose misure per contenere i rincari dei prezzi delle case, ormai alle stelle in tutte le principali città cinesi e che, secondo diverse stime, in alcune zone risulterebbero ormai sovrastimati tra il 30% e il 50% rispetto al valore effettivo degli immobili. La Cina, secondo le 59 pagine del rapporto della Banca centrale, nel 2011 continuerà a mantenere una rapida crescita grazie agli investimenti, all'aumento dei consumi e ad un contesto internazionale "relativamente stabile"; People's Bank of China ha inoltre confermato l'impegno a rendere più flessibile il tasso di cambio dello yuan. Ma, si legge ancora nel rapporto, la "pressione inflazionaria è abbastanza forte" ed è pertanto necessaria una politica monetaria "prudente", dato che "il livello di liquidità è già più che adeguato". PBoC ha inoltre fissato al 16% la crescita dell'M2 –l'indicatore più preciso della moneta in circolazione- per il 2011, dopo che, secondo i dati ufficiali, la percentuale del 2010 ha toccato il 19.7%, ben al di sopra del 17% stabilito come obiettivo per l'anno scorso.

 

Le statistiche ufficiali mostrano anche come le banche abbiano infranto i limiti sui nuovi prestiti fissati dal governo a quota 7500 miliardi di yuan (circa 831 miliardi di euro), erogando nuovo credito per 7950 miliardi (circa 881 miliardi di euro). Ma secondo la Banca centrale, l'inflazione galoppante non va addebitata solo a ragioni interne: il rapporto contiene infatti un attacco diretto alle ultime manovre straordinarie della Fed. "Le decisioni della Federal Reserve non risolvono problemi economici fondamentali  – scrivono i tecnici di PBoC-, ma viceversa potrebbero causare un eccesso di liquidità a livello globale e provocare svalutazioni competitive in tutto il mondo. L'alleggerimento quantitativo sta conducendo ad un aumento dei prezzi internazionali delle commodities e ad un rincaro degli asset in tutte le economie emergenti, inclusa la Cina". People's Bank of China, insomma, accusa gli Stati Uniti di esportare inflazione: nel novembre dell'anno scorso la Fed aveva deciso un nuovo alleggerimento quantitativo da 600 miliardi da diluire fino al giugno del 2011, un tentativo di abbassare il tasso di cambio del dollaro e sostenere così attraverso le esportazioni una ripresa economica che stenta a decollare (questo articolo). La mossa, che equivale di fatto a stampare nuova moneta, è stata aspramente criticata dalla Cina: oltre ad esportare inflazione, infatti, il nuovo quantitative easing diminuisce il valore dell'enorme quantità di debito pubblico americano detenuto dal Dragone.

 

di Antonio Talia

 

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