Partnership tra Bologna e Shanghai

BOLOGNA
«Se volete fare affari con noi, a Shanghai sarete i benvenuti». Zhao Jiandong, segretario generale del Ccpit Shanghai – ente che si occupa di promuovere lo sviluppo dei rapporti economici con altri paesi – non poteva essere più diretto nel suo invito alle imprese industriali ieri presenti all'incontro organizzato da Unindustria Bologna. L'iniziativa ha portato sotto le Due Torri rappresentanti istituzionali di Shanghai e una delegazione di imprenditori dei settori meccanico e macchine utensili, automotive e componentistica, real estate e costruzioni, per la loro unica tappa in Italia.
Yang Yong, vicedirettore generale di Shanghai Chenja Town Construction Development – società da 400 milioni di euro di fatturato che si occupa di progettazione, design e realizzazione di infrastrutture ed edifici – a fine giornata si è detto «molto soddisfatto perché ho incontrato imprese davvero interessanti nel settore del trattamento delle acque e degli impianti di riscaldamento». Soddisfazione anche nelle "controparti" bolognesi: «Avvieremo collaborazioni con i rappresentanti di un parco tecnologico», ha precisato Gianmarco Vecchione, business developer di Sysdata Italia, azienda che opera nell'Ict.
Alla base di tutto c'è l'onda lunga del buon risultato dell'Expo di Shanghai, in cui Bologna è stata l'unica città italiana, insieme con Venezia, ad avere un suo spazio visitato da due milioni e mezzo di persone. «Partendo da questa vetrina abbiamo lavorato e continueremo a lavorare per creare occasioni di business con un'area che presenta grandi opportunità», ha spiegato Gino Cocchi, consigliere delegato all'internazionalizzazione di Unindustria Bologna, elencando tutte le ragioni per le quali Bologna può rappresentare un partner ideale: un tessuto manifatturiero specializzato, la posizione baricentrica del suo territorio, la presenza di infrastrutture strategiche come aeroporto, interporto, ma soprattutto la Fiera.
Dall'altra parte, Huang Zhaoda, presidente della commissione Economia della Municipalità di Shanghai ha parlato di «nove ambiti di sviluppo» verso cui saranno indirizzate le politiche pubbliche e Bologna, «con le sue aziende dall'alto contenuto tecnico potrà avere un ruolo molto importante». L'elenco comprende: le fonti di energia, tra cui il nucleare; l'aeronautica civile; la farmaceutica; le infrastrutture; le reti di telecominucazione; l'automotive "sostenibile"; l'estrazione petrolifera; la ricerca sui nuovi metalli e i software.
Una torta sostanziosa, dunque, che andrà a rimpolpare i 634 progetti per 700 milioni di euro appannaggio finora delle imprese italiane a Shanghai. L'industria bolognese vuole porsi in prima fila, forte anche di un impegno in termini di risorse umane che ha preso forma nel 2005 con il Collegio di Cina – prima istituzione del genere in Italia, fondato nel 2005 e che ha tra i soci Unindustria, per erogare borse, accogliere gli studenti e promuovere la ricerca – e con la collaborazione fra università di Bologna e Tongji University, che ha portato alla creazione di un corso di laurea unico in ingegneria dell'automazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

12/04/2011