Paradisi dei metalli nel Pacifico

Ingolosita dalla presenza di materie prime nell'area, Pechino ha stretto rapporti con molti governi del Sud Pacifico. Oltre che in Papua Nuova Guinea, la Repubblica popolare ha investito a Vanuatu, dove ha costruito il quartier generale di un organismo regionale, a East Timor, dove ha in progetto di edificare strutture per la Difesa, e a Samoa, dove ha lasciato in dono nuovissimi impianti sportivi. Particolarmente evidente il tentativo di avvicinamento con Figi, ricchissime di oro e rame. Governato da una giunta militare, il Paese, sempre più isolato dalla comunità occidentale, è ora grande amico di Pechino. «Sono i semi - spiega Rodger Baker, analista per l'Asia-Pacifico di Stratfor - di una più ampia strategia geopolitica».
Tesori nascosti
Alla base di questo interesse c'è il tesoro nascosto nelle viscere e nei fondali marini del Pacifico. Un bottino, solo parzialmente recuperato, che ora rappresenta il futuro dei numerosi atolli dell'area, finora conosciuti solo come paradisi naturali. Si tratta appunto di ingenti giacimenti di oro, rame, bauxite e nickel non ancora sfruttati. Instabilità politica, scarse infrastrutture e difficoltà logistiche hanno a lungo impedito lo sviluppo di un'attività mineraria. Ora una situazione di relativa calma, la scarsità di materie prime a livello internazionale e la fame di commodity delle economie emergenti, ha portato le grandi multinazionali mondiali a spostare la loro attenzione verso il Sud Pacifico, generando apprensione tra gli ambientalisti che temono danni al patrimonio paesaggistico.
Il simbolo della rinascita mineraria nel Pacifico è in Papua Nuova Guinea. Situato nella Hidden Valley, a 300 chilometri dalla capitale Port Moresby, Wafi-Golpu è un progetto di esplorazione nel rame e nel nickel portato avanti da una joint venture tra l'australiana Newcrest Mining e la sudafricana Harmony Gold. Le due società hanno annunciato risultati «spettacolari» per le attività di trivellazione. Le più recenti stime indicano che la miniera contenga 8 milioni di tonnellate di rame, rendendo Wafi-Golpu uno dei più grandi progetti minerari al mondo, anche se la scorsa settimana uno stop energetico ha costretto a interrompere le attività di produzione dell'oro. Proprio la Cina ha messo gli occhi su questo angolo di Pacifico, investendo nella miniera di nickel di Ramu, vicino a Medang, una provincia dal grande potenziale turistico.
Anche Isole Salomone, Nuova Caledonia, Figi e Tonga sono oggetto di sempre maggiori investimenti internazionali. Negli anni 90 un'esplorazione a Guadalcanal, nelle Isole Salomone, ha portato alla scoperta di oro, concentrato soprattutto nel giacimento di Gold Ridge, a est della capitale Honiara. Due società australiane hanno iniziato un'attività mineraria nell'area, interrotta allo scoppio delle turbolenze politiche che hanno poi scosso il Paese. In una situazione di relativa calma, dopo anni di guerra civile, la joint venture australiano-canadese tra Aim e Allied Gold ha ora preso le redini di Gold Ridge investendo oltre 150 milioni di dollari americani (106 milioni di euro) per ristrutturarla. Quest'anno il gruppo ha annunciato che si aspetta di produrre oro per almeno dieci anni da Gold Ridge, per un introito che rappresenta il 30% del Pil delle Isole Salomone.
Oltre che per l'oro, c'è anche interesse per il nickel: la giapponese Sumitomo Metal Mining ha appena ottenuto i diritti per l'esplorazione nei siti di Santa Isabel, mentre l'australiana Axiom Mining si appresta a investire nell'area, affermando che a Santa Isabel si potrebbe concentrare «una delle più grandi riserve di nickel al mondo».
Entrate milionarie
Un altro atollo nel Pacifico ricco di nickel è la Nuova Caledonia. Il territorio d'oltremare francese ne possiede il 25% delle riserve conosciute al mondo. È qui che si trova uno dei più grandi progetti in costruzione del pianeta, Goro Nickel. La produzione sarebbe dovuta cominciare nel 2008, ma è stata rimandata fino al 2013 per problemi ambientali e ingegneristici.
Anche il regime militare al potere nel paradiso turistico delle Figi spinge sul business minerario, sostenendo di aspettarsi entrate pari a un miliardo di dollari figiani all'anno (376 milioni di euro) entro dieci anni. Per il momento esiste solo una miniera aurifera a Vatukoula che produce 24.092 once d'oro raffinato all'anno, ma il sito è in fase di ristrutturazione in vista di un maggiore output. Newcrest sta sviluppando una miniera di rame e oro a Namosi, a 30 chilometri dalla capitale Suva, che ha potenzialità tali da poter generare redditi per 800 milioni di euro all'anno per i prossimi 50 anni. E una compagnia della Repubblica popolare cinese, Aurum Exploration, sta avviando un giacimento di bauxite a Nawailevu.
Al largo di Tonga, infine, sono stati scoperti quattro sistemi di solfuro di alta qualità, che una joint venture fra Nautilus Minerals (quotata a Toronto e Londra) e la canadese Teck Cominco intende sfruttare.
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Caccia ai tesori marini

PAPUA NUOVA GUINEA

30 milioni

ONCE D'ORO
Wafi-Golpu è un progetto di esplorazione tra i più grandi al mondo: oltre a rame e nickel, le più recenti stime indicano che contenga 30 milioni di once d'oro



ISOLE SALOMONE

30 %

PERCENTUALE DEL PIL
La joint venture Aim-Allied Gold si aspetta di produrre oro per almeno dieci anni dal giacimento di Gold Ridge: l'introito sarà pari al 30% del Pil delle Isole Salomone



NUOVA CALEDONIA

25 %
RISERVE MONDIALI
Nel territorio d'oltremare francese si trova il 25% delle riserve di nickel conosciute al mondo e uno dei più grandi progetti in costruzione è quello di Goro Nickel

13/06/2011