PAPA SCOMUNICA VESCOVO ORDINATO ILLECITAMENTE

PAPA SCOMUNICA VESCOVO  ORDINATO ILLECITAMENTE

Pechino, 18 lug. - Benedetto XVI ha scomunicato padre Giuseppe Huang Bingzhang, che giovedì scorso è stato ordinato senza mandato pontificio e quindi illegittimamente. Il sacerdote, afferma la Sala Stampa della Santa Sede, "è incorso nelle sanzioni previste dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico. Di conseguenza, la Santa Sede non lo riconosce come vescovo della diocesi di Shantou, ed egli è privo dell'autorità di governare la comunità cattolica diocesana".
"Il reverendo Huang Bingzhang - si legge nella dichiarazione diffusa oggi anche in lingua cinese - era stato informato da tempo che non poteva essere approvato dalla Santa Sede come candidato episcopale, dato che la diocesi di Shantou ha già un vescovo legittimo". "Più volte - ricorda la Santa Sede - al reverendo Huang era stato richiesto di non accettare l'ordinazione episcopale". La nota vaticana si occupa poi anche dei consacranti. "Da varie fonti di informazione - si legge nel testo - la Santa Sede era al corrente che alcuni dei vescovi, contattati dalle autorità civili, avevano manifestato la propria volontà di non partecipare ad un'ordinazione illegittima, mettendo in atto anche forme di resistenza: nonostante ciò i presuli sarebbero stati obbligati a prendervi parte". "In merito alla loro resistenza", il Vaticano rileva che "tale atto rimane meritorio davanti a Dio e suscita apprezzamento in tutta la Chiesa". "Uguale apprezzamento - afferma la nota - va anche a quei sacerdoti, a quelle persone consacrate e a quei fedeli che hanno difeso i propri pastori, accompagnandoli in questo difficile momento con la preghiera e condividendone l'intima sofferenza". Contestualmente "la Santa Sede riafferma il diritto dei cattolici cinesi di poter agire liberamente, seguendo la propria coscienza e rimanendo fedeli al Successore di Pietro e in comunione con la Chiesa universale". "Il Santo Padre - conclude la dichiarazione - avendo appreso questi avvenimenti, ancora una volta si rammarica di come viene trattata la Chiesa in Cina e auspica che si possano superare al più presto le presenti difficoltà".

 

L'ordinazione senza mandato (la terza in poche settimane) è avvenuta giovedì scorso nella cattedrale di San Giuseppe a Shantou, presieduta da monsignor Fang Xinyao di Linyi, presidente dell'Associazione Patriottica (della quale lo stesso Huang risulta essere vicepresidente). Per il principale celebrante è evidente che sia scattata automaticamente la scomunica come per l'ordinato. Gli altri vescovi che teoricamente sono esposti al rischio della scomunica per aver imposto anch'essi le mani sul candidato sono stati elencati dall'agenzia AsiaNews del Pontificio Istituto Misioni Estere e sono monsignor Shen Bin di Haimen; monsignor Liao Hongqing di Meizhou; monsignor Liang Jiansen di Jiangmen; monsignor Gan Junqiu di Guangzhou; monsignor Su Yongda di Zhanjiang; monsignor Li Suguang, vescovo coadiutore di Jiangxi; monsignor He Zeqing di Chongqing (Wanzhou). Un sacerdote presente alla cerimonia ha confermato all'agenzia del Pime che tutti gli otto vescovi hanno imposto le mani su padre Huang ma, rivela la stessa fonte, "alcuni di loro hanno confidato di essere stati costretti a partecipare all'ordinazione, per cui è possibile che essi non vengano scomunicati". Tuttavia attualmente in Cina "almeno una decina di presuli si trovano in una situazione di scandalo che divide le comunità cinesi". 

 

Da parte sua l'agenzia del Pime osserva che "attraverso questi gesti di strapotere della Cina sulla Chiesa, si va sfilacciando il paziente lavoro di ricucitura fra Chiesa sotterranea e ufficiale che Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI avevano compiuto". E il danno inferto alla libertà religiosa in quanto in queste condizioni la Chiesa "non riesce a garantirsi di fronte al Partito comunista cinese i giusti spazi di libertà religiosa che, in teoria, la stessa costituzione cinese ammette". "Va detto - scrive ancora AsiaNews - che proprio di fronte alle pretese assolutiste del governo cinese molti fedeli e vescovi sono divenuti più coraggiosi: nei siti internet si pubblicano i documenti vaticani, anche quelli critici verso Pechino; nelle ordinazioni illecite si trovano sempre più vescovi che dicono di no a causa della fede e del rapporto col Pontefice".

 

Il direttore di AsiaNews, padre Bernardo Cervellera, sottolinea oggi nel suo editoriale che il Vaticano apprezza la "resistenza" posta da vescovi e fedeli per cercare di non essere trascinati a prendere parte all'ordinazione illecita. "I vescovi del Guangdong - si legge sul sito internet - sono stati sequestrati e portati a forza e mons. Pei Junmin, designato come presidente della celebrazione, è riuscito a non andare grazie a un sit-in perpetuo di preghiera dei suoi sacerdoti e fedeli che l'hanno protetto dal 'rapimento'". "Il timore di molti fedeli - rileva Cervellera – è che il governo possa scagliarsi contro di loro mettendoli in isolamento e costringendoli a mesi di lavaggio del cervello sulla 'bonta'' della politica cinese verso le religioni". 

 

La dichiarazione della Santa Sede rivendica ancora una volta "il diritto dei cattolici cinesi di poter agire liberamente, seguendo la propria coscienza e rimanendo fedeli al Successore di Pietro e in comunione con la Chiesa universale". Gli stessi sentimenti sono stati espressi dal cardinale Joseph Zen Ze Kiun, vescovo emerito di Hong Kong, che nei giorni scorsi ha comprato una pagina di pubblicità sul giornale "Apple Daily" per indirizzare un "appello urgente" al presidente cinese Hu Jintao e al premier Wen Jiabao. Firmandosi come "un anziano cittadino di Hong Kong", il porporato chiede ai due leader di "dedicare un po' del loro tempo alla cura dei cattolici" in Cina e fermare quei "funzionari canaglia che violano la Costituzione dello Stato, usano violenza facendo emergere la feccia della Chiesa, forzano i vescovi cinesi, sacerdoti e laici di fare cose contro la loro coscienza". "Dio è misericordioso, ma non può benedire coloro che rendono difficile la vita al suo popolo", ha scritto ancora il cardinale Zen Ze Kiun riferendosi all'ordinazione illecita condannata oggi dalla Santa Sede. Anche monsignor John Tong, attuale vescovo di Hong Kong, ha diffuso un messaggio a tutte le parrocchie e comunità religiose della diocesi per chiedere preghiere che illuminino quanti stanno per rendersi responsabili di un atto sacrilego.

 

La Redazione