Ora China Inc. si espande a nord del Sahara

Micaela Cappellini
Alla periferia di Tripoli li vedi, che si aggirano in gruppo come fanno i turisti giapponesi per le vie di Firenze o di Roma. Ma sono cinesi, e in mano hanno un caschetto giallo. Potrebbero essere i dipendenti della China Railway Construction Corp (Crcc), che a febbraio si si è aggiudicata la costruzione di un tratto della ferrovia libica per 805 milioni di dollari. O potrebbero lavorare in uno dei tanti cantieri edili aperti in città, dove la concorrenza di Pechino si fa sempre più agguerrita. Turchi e cinesi, raccontano le aziende italiane, offrono appalti a prezzi stracciati in tutta l'Africa del Nord. E se lo sconto non attira sui progetti di lusso, su quelli di medie dimensioni è la chiave per aggiudicarsi il contratto.
La sponda Sud del Mediterraneo nuova casella del Monopoli cinese? Diciamo una casella diversa, rispetto al resto del continente africano. Perché a Sud del Sahara Pechino cerca soprattutto petrolio e materie prime per la sua industria domestica. A Nord del deserto, invece, punta ai contratti miliardari nelle infrastrutture, che attraversano un vero e proprio boom. Così come si vuole aggiudicare una fetta dei 150 milioni di consumatori il cui potere d'acquisto è pari al 15% di quello degli europei, ma che proprio per questo ben si presta alle merci low cost realizzate dalle fabbriche cinesi.
Dei sentieri di Pechino dal Marocco all'Egitto si è occupato fra gli altri il professor Francois Lafargue, docente all'École supérieure de gestion di Parigi, che ha appena pubblicato un saggio dentro il Factbook 2008 dell'Istituto europeo del Mediterraneo (Iemed) di Barcellona. Secondo il professore, l'attenzione di Pechino per l'Africa del Nord ha conosciuto un'impennata a partire dal 2007: la Cina rappresenta il primo fornitore dell'Egitto, il terzo dell'Algeria, del Marocco e della Libia, il settimo della Tunisia.
Ad Algeri, i cinesi sono conosciuti soprattutto nel business delle costruzioni: qui la Cscec ha realizzato l'hotel Sheraton e lo shopping center Al Qods, l'ospedale Oran e la sede del ministero degli Esteri. Sempre le aziende di Pechino si sono aggiudicate l'appalto per l'autostrada tra Annaba e Tlemcen (6,2 miliardi di dollari), quello per la costruzione di 700 abitazioni a Massinissa e quello per la maxidiga di El Tarf.
Poi ci sono i contratti minerari. E quelli per le telecomunicazioni: la Zte, per esempio, ha firmato in Libia un accordo per la realizzazione della prima rete Wimax in Africa, mentre Huawei fornisce la tecnologia all'operatore Maroc Telecom. In Egitto, la Cina ha investito nel comparto tessile, oltre ai 3 miliardi di dollari spesi per sviluppare la zona economica speciale nei pressi del canale di Suez.
Ma le coste del Nordafrica sono anche una base da cui Pechino può partire alla conquista dei più evoluti mercati dell'Europa, sostiene Lafargue: aziende come Haier o Lenovo, ad esempio, testano i loro prodotti in queste aree per migliorare gli standard di qualità e sicurezza e renderli così adatti ai consumatori del Vecchio continente.
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14/04/2009