Ora China Inc. lavora in pool alla vettura elettrica di massa

Un "pacchetto di mischia" solido e affiatato. Non per fare diventare protagonista la Cina nel rugby. Ma per costruire auto elettriche destinate a un uso di massa. Dietro la già nota Byd, sulla quale scommette anche il miliardario americano Warren Buffett, o dietro altri affermati marchi dell'auto cinese come Geely, Chery, Saic, Hafei, già produttori di auto elettriche o ibride, c'è tutto un formicolare di nuovi genietti cinesi pronti a uscire dalla lampada e a piazzare il colpo vincente. Tra questi un pool di aziende eterogeneo e complementare, l'"Alliance for Chinese Electric Vehicle Development", costituitosi all'inizio dell'anno.
Nell'Alleanza trova spazio una joint venture tra la sezione New Energy and Power di Cnooc (l'azienda petrolifera di stato) e China Potevio, specializzata in sistemi di comunicazione e applicazioni industriali. Ma dentro il pool di aziende, che gode dell'appoggio incondizionato, anche finanziario, del governo cinese, si segnalano per la loro vocazione puramente "elettrica" altre due società: Kandi Technologies, specializzata in veicoli per il tempo libero, dai go-kart alle mini-auto, e Tianneng Power International, brava a produrre batterie per veicoli elettrici a due o quattro ruote.
L'elemento di novità è rappresentato dal fatto che l'Alleanza non lavora semplicemente per produrre auto, ma per creare un vero e proprio sistema operativo concepito per superare tutti gli ostacoli che attualmente rendono difficile immaginare un trasporto di massa basato sull'auto elettrica: la scarsa autonomia, i costi elevati, i lunghi tempi di ricarica, e la scarsa disponibilità di punti o stazioni di ricarica.
Il modello di business si basa sulla vendita di auto elettriche dotate di sistemi che rendono facilissimo rimuovere e sostituire le batterie, una specialità, questa, della Kandi. Altro elemento qualificante è la realizzazione di una rete capillare di stazioni di ricarica dove gli accumulatori possono essere rapidamente sostituiti. Un vero e proprio "sportello unico" per effettuare, a seconda delle esigenze del momento, o la sostituzione immediata, o la ricarica, o il riciclo. Terzo elemento qualificante del sistema è che i veicoli verrebbero venduti privi di batterie, abbattendone il costo iniziale, data appunto la possibilità di noleggiare gli accumulatori presso la capillare rete di stazioni di ricarica. In sostanza, l'automobilista non dovrà preoccuparsi di possedere, mantenere efficienti o smaltire le batterie, o di distanze troppo lunghe da percorrere.
I sussidi del governo saranno usati per ridurre ulteriormente il prezzo di acquisto dei veicoli, e per costruire la rete di stazioni per le batterie. Il sistema sarà sperimentato a Jinhua, città di quasi 5 milioni di abitanti, sede della Kandi. I cinesi hanno messo la freccia. E promettono di arrivare primi.
Alf. S.
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30/03/2010