ONG E PCC: IMPEGNO SOCIALE

ONG E PCC: IMPEGNO SOCIALE

Pechino, 02 nov.- Stabilire con esattezza il numero delle organizzazioni non governative in Cina è qualcosa di estremamente difficile. Una delle principali motivazioni è data dal fatto che molte fra esse non sono registrate o ufficialmente riconosciute. Questo perché la burocrazia cinese impone regole severe per la creazione di una ONG, contenute nel Social Organizations Registration and Administration Act. I primi anni del nuovo millennio hanno poi visto una serie di scandali finanziari e operazioni illegali da parte di alcune ONG. Questo ha avuto due principali conseguenze: ha rovinato la credibilità nell'opinione pubblica, andando inevitabilmente a intaccare le donazioni; ha costretto il governo a correre ai ripari, con l'emissione di nuove normative volte ad evitare nuovi casi di abusi finanziari.
Nonostante questo, la Repubblica popolare cinese conta un numero sempre maggiore di organizzazioni non governative, internazionali e non. Sezione importante di una nascente società civile, esse si occupano dei più svariati temi sociali ed ambientali, andando a operare laddove il governo non arriva o dove la presenza dello Stato è carente. Le loro attività spesso riguardano strati della popolazione o tematiche che agli occhi di un occidentale possono sembrare decisamente «sensibili». Ma non per questo entrano in conflitto con le istituzioni e gli organi del Partito comunista: il loro impegno viene anzi premiato, dando inizio a varie cooperazioni con il governo stesso.

Morning Tears è un'organizzazione non governativa internazionale con sede in Belgio. Si occupa principalmente di bambini che hanno i genitori in carcere o che sono stati condannati a morte. Sono oltre 600.000 quelli che hanno bisogno di assistenza, senza la quale finiscono facilmente preda della criminalità organizzata o in strada a elemosinare denaro ai passanti.

In più della metà dei casi è uno dei due genitori ad avere ucciso il coniuge. In gran parte gli omicidi sono stati compiuti da donne, esasperate dalle ripetute violenze dei mariti. «Quando i genitori vanno in prigione, noi cerchiamo innanzitutto di cercare una soluzione per il bambino all'interno del circolo familiare o degli amici. E questo funziona abbastanza spesso», racconta Koen Sevenants, direttore generale della ONG. Quando questo invece non è possibile, Morning Tears fornisce ai bambini assistenza sotto vari punti di vista: scolastica, alimentare, medica, legale, psicologica. Il tutto per offrire una nuova vita ai figli di persone scomparse e che spendono lunghi periodi in prigione.

L'organizzazione ha iniziato il suo cammino nel 1998 ed è presente in Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Stati Uniti e Danimarca. Dal 2001 coopera con il governo cinese per la realizzazione dei suoi progetti in Cina e ha visto riconosciuto il proprio impegno nel campo sociale ricevendo il premio nazionale China Charity Award, consegnato una volta ogni cinque anni alla ONG più meritevole.

Una collaborazione col governo che non si limita solamente all'aiuto pratico ai figli dei detenuti cinesi, ma soprattutto a quello che secondo Koen è l'obiettivo principale: focalizzare l'attenzione sul problema di un numero crescente di bambini con tali necessità di assistenza e promuovere insieme una soluzione concreta. Dare l'esempio per stimolare le istituzioni ad occuparsi direttamente del problema. Ruolo che spetta allo Stato, prima ancora che alla società civile.
Oggi Morning Tears assiste 250 bambini e oltre 650 sono quelli che hanno ricevuto o continuano a ricevere diverse forme di aiuto dall'associazione. Tre sono i centri specializzati nell'accoglienza dei bambini nel territorio cinese, oltre a due uffici amministrativi a Pechino e Shanghai. 

600.000 bambini è un numero incredibilmente alto se consideriamo che in Cina vige ancora la politica del figlio unico e che il numero di minori in una famiglia è considerevolmente basso se paragonato a quello di altri paesi in via di sviluppo in Asia o Africa.

Il problema è che molte famiglie non sono in condizioni economiche idonee per farsi carico dei figli di parenti o amici che sono in carcere (e che non hanno quindi alcun tipo di introito). «Io penso – ci spiega Koen – che i bambini siano più presi in considerazione in città che nelle campagne. Perché hai bisogno di nutrirli. E se non sei in condizione di nutrirli non puoi nutrirli. Tutto qui». Tuttavia la soluzione al problema non è semplicemente di ordine economico. «La principale cosa che facciamo - continua Koen – è fornire una nuova vita a questi bambini. Nelle loro famiglie quando questo sia possibile, nei nostri centri quando questo non lo è».

A detta dello stesso direttore, la difficoltà maggiore dell'organizzazione è confrontarsi con il trauma psicologico che i bambini vivono a causa della condanna a morte o incarcerazione dei genitori. Una separazione improvvisa e forzata in entrambi i casi. Come nella storia di Wang Anxin, una ragazzina di un villaggio nella provincia dello Henan, Cina centrale. Il padre picchiava spesso la madre per non avergli dato un figlio maschio. Dopo aver ucciso sua sorella, il padre ha tentato due volte di sbarazzarsi anche di Anxin stessa. Ma un giorno, stanca delle ripetute violenze tra le mura domestiche, la donna ha ucciso il marito e sta scontando ora una pena a ventidue anni di carcere. Anxin si trova invece in un centro di Morning Tears, a Zhengzhou, capitale dello Henan.

Questi minori riescono ad entrare in contatto con la ONG in diverse maniere: a volte è il genitore detenuto che fa domanda di accoglienza per il figlio, a volte invece sono le stesse istituzioni cinesi che contattano l'organizzazione. La cooperazione con il governo passa soprattutto attraverso il Ministero degli affari civili, che fornisce alla ONG aiuto pratico a livello logistico e amministrativo a livello locale. Morning Tears è composta da volontari internazionali che coordinano le attività da Pechino e da operatori sociali cinesi che lavorano direttamente sul campo nei vari centri. Dal governo arrivano collaborazioni ma non soldi: i fondi sono donati infatti da privati, in gran parte stranieri.

Una cooperazione, quella con il governo cinese, non sempre facile e basata su una fiducia conquistata nel corso del tempo: «in questi anni abbiamo dimostrato di non essere qui per cambiare il sistema penitenziario, ma per prenderci cura dei bambini, che è quello che facciamo», ci tiene a sottolineare Koen.




di Daniele Massaccesi



Questo articolo è in collaborazione con China Files

 



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