Ocse: Pechino spenda di più nel welfare

L'Ocse chiede alla Cina di avere un deficit e una maggiore spesa, per fare le riforme sociali indispensabili a rilanciare la domanda dei consumatori cinesi: istruzione, welfare, pensioni, sanità. Quello che appare un lusso per gli indebitati paesi occidentali a rischio default è un imperativo per Pechino, il cui debito pubblico nel 2008 era pari ad appena il 21% del Pil e salirà solo del 3% nel 2010: la media Ocse supera il 100 per cento.
La Cina, che corre al ritmo del 10% annuo mentre l'America ha una disoccupazione del 10%, deve assomigliare sempre di più ai modelli occidentali. Questo in sintesi il messaggio contenuto nel primo rapporto Ocse sullo sviluppo economico del gigante asiatico, un dossier in cui l'organizzazione economica invita Pechino a sostenere le famiglie dando fondo alla spesa pubblica, migliorare il welfare, assicurare una pensione pubblica che consenta al miliardo di cinesi di poter spendere oggi e non solo accantonare i risparmi per affrontare la vecchiaia. La speranza è quella di far aumentare i consumi interni di Pechino (oggi al lumicino) e ridurre se non trasformare il modello export oriented in uno con un motore economico a sviluppo interno, basato almeno parzialmente sui consumi domestici.
Un sogno? Per ora la dirigenza cinese non ha ceduto di un millimetro di fronte alle richieste di aumentare i consumi, ridurre l'export e rivalutare la valuta.
L'Ocse ammette che, mentre le economie avanzate cadevano una dopo l'altra in recessione, la Cina è riuscita a contenere la crisi globale attraverso misure «massicce» di sostegno di stampo keynesiano. Ma ora Pechino, alle prese con una crescita che si prevede torni sopra il 10% quest'anno, deve stare alla larga dalle bolle creditizie.
Dopo aver strappato alla Germania il posto di primo esportatore al mondo, e a pochi passi dal sorpasso sul Giappone come seconda potenza economica mondiale, secondo l'Ocse «la Cina potrebbe superare gli Usa come principale produttore manifatturiero nei prossimi anni». Dall'organizzazione, poi, arriva il plauso alle misure anti-crisi prese da Pechino lo scorso anno, quando la locomotiva statunitense viveva la sua peggior recessione dagli anni 30. «Il sostegno all'economia nazionale del governo cinese ha permesso di contenere l'impatto della recessione globale», ha detto ieri il capo economista Ocse, Pier Carlo Padoan, alla presentazione del rapporto, a Pechino.
V.D.R.
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03/02/2010