Obama ribatte a Pechino

Daniela Roveda
LOS ANGELES
A tre giorni dalla furibonda minaccia cinese di sanzioni contro le società Usa della difesa che vendono armi a Taiwan, molti iniziano a sospettare che si tratti di un classico ruggito del topo. L'ultima volta che la Cina ha sospeso tutti i legami militari con gli Stati Uniti per protestare contro le forniture a Taiwan è stato nell'ottobre 2008, poco più di un anno fa, ma i rapporti sono stati riallacciati pochi mesi dopo. Gli interessi commerciali della Cina con le società aerospaziali americane, prima in testa la Boeing, sono tali da rendere le ritorsioni del tutto controproducenti per l'economia cinese. «In passato le sospensioni dei rapporti militari sono durate dai tre ai sei mesi - ha detto ieri il professore Philip Saunders della National Defense University alla AP». «Credo che sarà lo stesso anche questa volta».
A Washington intanto la linea dura adottata dal presidente Barack Obama sulla spinosa questione di Taiwan ha riscosso consensi tra chi in passato ha criticato lo stile troppo conciliante del presidente su questioni di sicurezza nazionale. Obama non solo ha confermato l'appoggio americano a Taiwan con il rinnovo di un contratto di vendita di armi per 6,4 miliardi di dollari dichiarando «ingiustificata» la reazione di Pechino, ma ha anche invitato alla Casa Bianca il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet, la regione dell'Himalaya che da anni si batte per ottenere l'indipendenza dalla Cina, e rinnovato le critiche contro la censura su internet.
Ieri le società Usa che vendono armi a Taiwan, in particolare Boeing, United Technologies, Lockheed Martin, Raytheon e General Electric, erano ancora in attesa di comunicazioni ufficiali da Pechino. Lockheed Martin e Raytheon non corrono gravi rischi, dato che hanno una presenza limitata in Cina. La United Technologies, la cui divisione Sikorsky Aircraft fornirà 60 elicotteri Black Hawk a Taiwan, ha 16mila dipendenti in Cina dove produce ascensori, impianti di riscaldamento e condizionatori d'aria. La GE, produttrice dei motori T700 per i Black Hawk, ha appena vinto un contratto da 10 miliardi per la fornitura dei motori del C919, il primo jet cinese prodotto dalla Commercial Aircraft Corporation of China e destinato a decollare nel 2014.
La Boeing, produttrice dei missili Harpoon Block II destinati a Taiwan, è infine la società più a rischio di tutte: più di un terzo delle componenti dei suoi aerei sono made in China. La Boeing è in corsa per fornire altre tecnologie al C919, e in ottobre ha anche firmato un contratto di collaborazione per la ricerca sull'energia, i nuovi materiali e le comunicazioni con l'Accademia cinese delle scienze.
Una rottura anche temporanea dei rapporti con queste aziende americane potrebbe comunque danneggiare ancor più la Cina. Ieri Wall Street non ha dato segni di preoccupazione sulla minaccia cinese: i titoli della Boeing hanno guadagnato l'1,8%, quelli della United Technologies lo 0,1% e quelli della GE lo 0,7 per cento.
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LA SCHEDA



La commessa sotto accusa
114 missili Patriot per 2,81 miliardi di dollari, 60 elicotteri Black Hawk per 3,1 miliardi, due navi Osprey per 105 milioni, 12 missili Harpoon per 37 milioni, altro materiale per 340 milioni: è quanto gli Stati Uniti forniranno a Taiwan
Le aziende coinvolte
Le società americane al centro dell'operazione sono Boeing, United Technologies, Lockheed Martin, Raytheon e General Electric. Tutte in attesa di comunicazioni ufficiali dalla Cina. La Ge, che produce i motori T700 per i Black Hawk, ha appena vinto un contratto da 10 miliardi di dollari per la costruzione dei motori del jet cinese C919

02/02/2010