Obama e Medvedev: una nuova era

Mario Platero
LONDRA. Dal nostro inviato
Era l'evento più atteso di questo storico G-20 di Londra: il debutto del presidente americano Barack Obama sulla scena mondiale. Un debutto non facile, anche per l'attacco inatteso di Nicolas Sarkozoy su questioni di lana caprina relative al G-20. Ma il leader americano, sempre paziente e misurato, si è smarcato abilmente dalle polemiche sulle regole finanziarie e ha invece raggiunto a sorpresa due importanti accordi politici ai margini di questo G-20 che hanno rilanciato, come il presidente americano aveva promesso in campagna elettorale, il dialogo e l'apertura. Il primo con la Russia, per il disarmo nucleare il secondo con la Cina, per avviare un dialogo strategico ed economico.
L'accordo con Mosca è certamente il più importante e immediato. Prevede subito l'avvio di un negoziato Start 4, ad alto livello per ridurre il numero delle testate nucleari strategiche. L'obiettivo: una firma già il prossimo luglio a Mosca, dove Obama si recherà, abbiamo appreso ieri, per la sua prima visita di Stato in Russia. Fonti vicine alla Casa Bianca ci hanno riferito che la preparazione di questo accordo è iniziata tre settimane fa. È stato solo l'altra notte tuttavia che la rimozione di alcuni ostacoli ha consentito di far partire il negoziato, in vista della scadenza con la fine dell'anno di certi protocolli di intesa per lo Start 3. Lo stock di armi nucleari è calcolato in circa 2.200 testate per parte. L'obiettivo secodno fonti stampa è quello di ridurne altre 700 e di stilare un protocollo di intesa.
L'annuncio è venuto direttamente da Obama e Dmitrij Medvedev al loro primo incontro a tu per tu. Un incontro rilassato, ci hanno riferito fonti che hanno partecipato alle riunioni, con interessanti risvolti personali: i due sono coetanei, erano all'università negli stessi anni, studiavano tutti e due legge e hanno confrontato le rispettive impressioni su eventi storici dell'epoca: «Tutto molto spontaneo, a braccio, niente di pianificato» ci ha detto la fonte. È stato invece pianificato nel minimo dettaglio il comunicato finale di cui gli americani si sono detti molto soddisfatti perché, nelle parole di uno dei negoziatori, «pone il rapporto con Mosca su un piano molto diverso rispetto agli ultimi anni: siamo già al dialogo invece di essere al confronto. E su molti punti, ad esempio sull'Iran, i passi in avanti sono stati importanti» Secondo il funzionario, il documento è costruito per identificare l'Iran come una minaccia comune.
Con il leader cinese Hu Jintao Obama ha invece avviato un «nuovo rapporto strategico e politico», codificato da incontri a livello di ministri, Hillary Clinton per il politico, Tim Geithner per l'economico e con un'agenda che sarà definita di volta in volta. In realtà anche il segretario al tesoro Paulson aveva avviato un dialogo a tutto campo con la Cina sul fronte economico, con incontri periodici fra delegazioni. La novità in questo caso rappresenta l'apertura del dialogo strategico sugli equilibri politici della regione e quelli internazionali, compresa la denuclearizzazione della penisola coreana. Sul piano economico, la Cina si trova in sintonia con Usa, Gran Bretagna e Giappone sulla necessità di fare il possibile per stimolare la crescita. Hu Jintao tuttavia non ha più sollevato la questione del debito americano né quella relativa alla necessità di una nuova moneta che si sostituisse al dollaro. «Evidentemente le rassicurazioni che abbiamo dato qualche giorno fa sono bastate - ha detto una fonte - l'argomento è chiuso». Anche Hu ha invitato Obama in Cina e Obama ha accettato: sarà a Pechino nella seconda metà dell'anno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

02/04/2009