Obama: diritti in Tibet da sostenere

Marco Valsania
NEW YORK
Barack Obama ha ricevuto il Dalai Lama. Ma strettamente in privato: ha incontrato il leader spirituale del Tibet nella Map Room della Casa Bianca, non nello Studio Ovale riservato ai capi di stato. E ha evitato con cura conferenze stampa e immagini in diretta, preferendo diffondere fotografie ufficiali e comunicati scritti. La cautela è servita a poco: dopo l'incontro la Cina, quando a Pechino erano le cinque del mattino, ha diffuso una dura reazione in cui sostiene che Washington ha così violato la sua promessa di non sostenere l'indipendenza del Tibet. «Sono profondamente insoddisfatto» ha detto il ministro degli Esteri cinese.
La danza politica attorno al Dalai Lama è un delicato balletto diplomatico con la Cina, che da sempre denuncia il leader tibetano come un separatista. E che alla vigilia si era scagliata contro la visita del 14° Dalai Lama, Tenzin Gyatso, definendola una «scelta errata» che Obama avrebbe dovuto riconsiderare.
Il presidente si è limitato a far sapere che la sua amministrazione «sostiene l'identità religiosa, culturale e linguistica» del Tibet e la «protezione dei diritti umani della popolazione tibetana nella Repubblica popolare cinese». La delicatezza della situazione ha imposto un passaggio nel comunicato della Casa Bianca in cui si sottolinea che Obama e il suo ospite tibetano concordano sull'importanza della cooperazione tra Usa e Cina.
Una crisi aperta tra i due paesi è improbabile, vista una relazione cementata da un interscambio stimato in 366 miliardi di dollari l'anno e da 755 miliardi di titoli del Tesoro Usa in mano a Pechino. Le rivalità tra le due potenze sono però all'ordine del giorno: il presidente cinese Hu Jintao per rappresaglia potrebbe cancellare un viaggio a Washington previsto per aprile. Nelle scorse settimane la Cina ha respinto gli appelli americani a rafforzare lo yuan. Pechino ha protestato contro la decisione della Casa Bianca di vendere armi per 6,4 miliardi di dollari a Taiwan. E i due paesi hanno polemizzato sulla libertà nella new economy dopo che Google ha minacciato di abbandonare il mercato cinese in risposta a censura e spionaggio.
Anche le visite del Dalai Lama sono ormai da anni al centro di un duello politico. Il leader spirituale ha incontrato tutti i presidenti americani dal 1991, quando George Bush senior era alla Casa Bianca. E gli incontri, in un rituale volto a smorzare gli attriti, sono avvenuti lontano dai riflettori. L'unica eccezione: quando George W. Bush partecipò a una cerimonia pubblica per consegnare al Dalai Lama la Medaglia d'Oro del Congresso, la più alta onorificenza civile americana.
La nuova visita del Dalai Lama alla Casa Bianca è stata a sua volta oggetto di frenetiche trattative: era già slittata una volta, sul finire dell'anno scorso, perché troppo vicina a un viaggio ufficiale a Pechino di Obama programmato per novembre. E la Cina, accanto alle proteste, potrebbe aver già inviato un segnale distensivo: ha accettato di lasciar attraccare la portaerei Nimitz e altri quattro vascelli militari statunitensi a Hong Kong. Tre anni or sono, dopo la consegna della medaglia al Dalai Lama Pechino aveva vietato l'ingresso in porto alla Kitty Hawk.
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19/02/2010