NYT: "CINA AUMENTERA' TASSI INTERESSE ENTRO FINE MESE"

NYT: "CINA AUMENTERA' TASSI INTERESSE ENTRO FINE MESE"

Pechino, 2 feb.- La Cina potrebbe aumentare nuovamente i tassi d'interesse prima della fine del mese: è la previsione che alcuni economisti e banchieri vicini al governo hanno svelato al New York Times sotto anonimato, data la delicatezza dell'argomento. Com'è noto, Pechino ha ingaggiato da mesi una battaglia per contenere i continui aumenti dell'inflazione: nel 2010 l'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 4.6%, con una punta del 5.1% nel mese di novembre (questo articolo e questo articolo ).

 

L'obiettivo del governo per l'anno scorso consisteva in un contenimento dell'inflazione entro il 3%; tuttavia, il dato ufficiale potrebbe essere riduttivo rispetto alle reali dimensioni del fenomeno: secondo le ammissioni dello stesso Ufficio Nazionale di Statistica, infatti, i metodi di rilevamento sui rincari di alcune nuove fasce di prodotti non sono ancora abbastanza accurati. Nel corso del 2010 Pechino ha già aumentato due volte i tassi d'interesse – a ottobre e a dicembre - e ha innalzato ben sei volte i requisiti di riserva obbligatoria delle banche, una misura adottata anche nella seconda metà del gennaio 2011: si tratta di provvedimenti tesi a ridurre l'immensa mole di liquidità in circolazione che, secondo le statistiche, nel giro di due anni è aumentata di circa il 53%, e costituisce la principale ragione dei continui rincari dei prezzi.

 

Nel 2008, allo scoppio della crisi globale, Pechino reagì con estrema prontezza, varando un pacchetto di stimoli straordinari all'economia da 4mila miliardi di yuan (circa 440 miliardi di euro, al cambio attuale) e spingendo le banche a pompare nel sistema quanto più denaro possibile, tanto che nel 2009 i nuovi prestiti raggiunsero la cifra record di 9590 miliardi di yuan (mille miliardi di euro). Adesso la Cina, che ha ottenuto una crescita encomiabile mentre nelle nazioni più mature la ripresa stentava a decollare, deve gestire con abilità una transizione che le consenta di gestire adeguatamente l'inflazione senza rallentare l'economia. La maggior parte della liquidità, infatti, è stata canalizzata in nuovi investimenti, soprattutto nel settore immobiliare - dove da tempo si temono i rischi di una bolla speculativa (questo articolo ) - e tassi d'interesse più alti o restrizioni più severe sul credito erogato dalle banche potrebbero comportare un rallentamento in numerosi segmenti.

 

Politiche monetarie ancora più sorvegliate, tuttavia, potrebbero aiutare a gestire la fase di transizione sostenuta dal governo, che punta a rendere il colosso cinese meno dipendente dalle esportazioni e più focalizzato sulla domanda interna. "Crediamo che Pechino debba agire con decisione ancora maggiore sulle restrizioni al credito per evitare che l'inflazione cresca troppo velocemente" ha scritto il capo economista di HSBC per la Cina Qu Hongbin in una nota diffusa lunedì. Resta da vedere se il Dragone lo farà attraverso un aumento dei tassi d'interesse, come sostengono le fonti del New York Times, oppure aumentando nuovamente i requisiti di riserva obbligatoria: dopo i festeggiamenti per il capodanno cinese, il periodo in cui tradizionalmente si spende di più (questo articolo), Pechino potrebbe avere bisogno di misure ancora più drastiche.

 

di Antonio Talia

 

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