NUOVO RECORD, A LUGLIO INFLAZIONE AL 6,5%

NUOVO RECORD, A LUGLIO INFLAZIONE AL 6,5%
Pechino, 9 ago.- Non sono bastate le misure adottate finora, dagli aumenti sui tassi d'interesse alle restrizioni per raffreddare il mercato immobiliare: in Cina l'inflazione continua a mordere, e la situazione cinese aggiunge ulteriori incertezze ai mercati internazionali, già provati dal declassamento del debito pubblico americano e dalla crisi del debito europeo (questo articolo).
I dati ufficiali pubblicati dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino mostrano che nel mese di luglio l'inflazione ha infranto un altro record, situandosi ai massimi  da tre anni: con un aumento del 6.5% anno su anno, leggermente superiore al +6.4% conseguito nel mese di giugno, in Cina l'indice dei prezzi al consumo non era mai stato così alto dal giugno del 2008. Un copione già visto: a guidare gli aumenti del costo della vita sono ancora una volta i prezzi dei generi alimentari, che a luglio hanno registrato un aumento del 14.8% rispetto al + 14.4% riportato a giugno. Il prezzo della carne di maiale, la più consumata in Cina, è più che raddoppiato rispetto al luglio dello scorso anno (+ 56.7%), e notevoli aumenti riportano anche i prezzi di uova e verdure fresche (rispettivamente + 19.7% e + 7.6%).
Tutto questo mentre, secondo le proiezioni di HSBC, a luglio l'industria cinese registrava la prima flessione in quasi due anni e mezzo: il Purchasing Managers' Index "ufficioso" elaborato da HSBC - l'indicatore che evidenzia una crescita del settore manifatturiero quando si situa oltre i 50 punti e una flessione al di sotto di tale soglia- si sarebbe attestato a quota 49.3. Un dato preoccupante, che però le statistiche ufficiali smentiscono sostenendo che a luglio il PMI si è comunque attestato in area positiva, pur avendo raggiunto un magro 50.7 che si situa di poco al di sopra della soglia limite.
Dall'ottobre dello scorso anno Pechino ha innalzato i tassi d'interesse cinque volte e ha ripetutamente aumentato i requisiti di riserva obbligatoria delle banche, manovre necessarie per ridurre la liquidità in circolazione e raffreddare l'economia, ma la soglia del 4% entro la quale il governo vorrebbe contenere l'inflazione per il 2011 appare sempre più difficile da raggiungere. A giugno il premier Wen Jiabao aveva dichiarato che l'inflazione è sotto controllo, ammettendo tuttavia che raggiungere l'obiettivo ufficiale sarà impresa ardua.
Nel secondo trimestre di quest'anno l'economia cinese è cresciuta del 9.5%: mentre Stati Uniti e Unione europea lottano per sostenere la crescita, la Cina deve invece prendere le misure necessarie a raffreddare un'economia che rischia il surriscaldamento. Ad aprile la Banca Mondiale aveva innalzato le previsioni sulla crescita cinese per il 2011 dall'8.5% al 9.3%, sostenendo la necessità di ulteriori politiche monetarie restrittive per ottenere un abbassamento dei prezzi.
Molti analisti sostengono che nella seconda metà del 2011 il costo della vita dovrebbe crescere a ritmi più lenti. Ma, al momento, l'inflazione continua ad essere il pericolo numero uno per il governo di Pechino.
di Antonio Talia
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