Nuovo centro di gravità permanente

di Sara Cristaldi «Stiamo assistendo a un definitivo spostamento del centro di gravità dell'economia globale»? Se lo chiedeva ieri in prima pagina il Financial Times lanciando una grande inchiesta sul peso che i Bric (Brasile, Russia, India e Cina, nella definizione inventata all'inizio del terzo millennio da Jim O'Neill, guru di Goldman Sachs) hanno assunto nell'economia - e nella politica - mondiale.
La questione resta fonte di diatribe tra esperti, più o meno ferrati al riguardo. Ma, come spesso abbiamo scritto nelle pagine di Mondo&Mercati, una svolta epocale è avvenuta nei dieci anni che hanno cambiato il mondo. Dal 2000 un mutamento più rapido di quanto non ci si potesse aspettare. La realtà dei nostri giorni e delle cronache economiche è lì a testimoniarlo. Crisi o non crisi. Bolle o non bolle annunciate, specie negli Usa o in Europa, quasi a voler scaramanticamente scongiurare un passaggio del testimone che proprio la crisi sembra aver accelerato e definitivamente sancito.
Certo ha ragione chi sostiene che i componenti la "banda" Bric hanno poco in comune tra loro. Modelli di sviluppo diversi: il capitalismo di stato cinese, corroborato da un export indomito che ha fatto della Repubblica popolare il primo esportatore mondiale, ad esempio, ha poco da spartire con il modello indiano, a lungo meno aperto ma nel cui motore c'è il carburante di una domanda interna fatta di consumi in crescita e giganteschi investimenti infrastrutturali (vedi pag. 28), vera e propria manna (come peraltro oggi quelli cinesi) per le imprese straniere.
Ma è anche vero che dalla Cina e dall'India continuano ad arrivare numeri e statistiche di crescita galoppante. E così sarà giovedì prossimo quando Pechino renderà noti i dati dell'economia cinese: +10,5% il Pil nell'ultimo trimeste 2009 contro il +8,9% dei tre mesi precedenti, dicono le anticipazioni. Russia e Brasile non sono da meno, sia pur con scartamento ridotto.
Nell'ultimo anno, poi, sono saliti alla ribalta mondiale marchi e imprese sconosciuti ai più: dall'ultradiversificato gruppo indiano Tata alla new entry dell'automotive avanzato cinese, la Byd di Wang Chuanfu, su cui ha puntato un'aquila dell'investimento come l'americano Warren Buffet; dalla brasiliana Embraer produttrice di aerei a medio raggio che vende anche alla Cina, ingorda di moderni aeroporti e mezzi di trasporto, alle cinesi Huawei e Zte protagoniste della corsa alla banda larga degli emergenti (vedi pag. 26). Sono tutte realtà costruite, si badi bene, nel corso di anni. Chi voleva avrebbe potuto seguirne i destini. Anche questo fa parte del cambiamento epocale. Meglio accorgersene per tempo.
Come annunciata, sia pur tra notevoli stop-and-go, era la nascita dell'area di libero scambio Cina+Asean, che va ad interagire con l'area India+Asean (vedi articolo qui a lato). È qui che si vanno costruendo le nuove filiere della produzione per l'export di area e globale, con specializzazioni produttive e piattaforme logistiche per andare a servire i mercati asiatici, dell'Oceania e del Medio Oriente. A costi concorrenziali, ma con qualità di prodotto in crescita.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

19/01/2010