NUOVE REGOLE SUI MARI, RISCHIO CARCERE PER PESCA ILLEGALE

Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 2 ago. - La Cina fissa nuove regole sui mari a tre settimane dalla sentenza della Corte Permanente di Arbitrato dell'Aia che ha negato i diritti storici rivendicati da Pechino sul Mare Cinese Meridionale. La Corte Suprema del Popolo, il massimo organo giudiziario cinese, ha fissato le nuove regole, in vigore da oggi, per la sicurezza e gli interessi marittimi della Cina in quelli che definisce come i "mari giurisdizionali" cinesi e che comprendono multe e pene di "meno di un anno di carcere o detenzione" per chi entra o pesca illegalmente nelle acque cinesi.

Le nuove regole sono state compilate sulla base della legge cinese e della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del Mare per chiarire la giurisdizione marittima cinese, specifica in una nota la Corte Suprema del Popolo, senza citare direttamente la sentenza dei giudici dell'Aia del 12 luglio scorso. Il massimo organo giudiziario cinese definisce anche quelli che considera come i mari giurisdizionali della Cina, che sono, scrive l'agenzia Xinhua, "non solo le acque dell'entroterra  e i mari territoriali ma coprono anche le regioni che includono zone contigue, zone economiche esclusive e aree continentali".

La Cina non ha partecipato all'arbitrato, richiesto dalle Filippine nel 2013, e ne ha definito l'esito "una farsa politica", ribadendo che intende risolvere le dispute territoriali con il dialogo bilaterale con i Paesi coinvolti. "Il potere giudiziario è una componente importante della sovranità nazionale", spiega la nota emessa dalla Corte Suprema del Popolo. "I tribunali eserciteranno attivamente la giurisdizione sulle acque territoriali cinesi, sosterranno i dipartimenti amministrativi per i compiti di gestione marittima, proteggeranno legalmente i diritti dei cinesi e di altre parti coinvolte e salvaguarderanno la sovranità territoriale e i diritti marittimi cinesi".

 

02 AGOSTO 2016

 

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