NUOVE MOSSE NELLA PARTITA DELLO YUAN

NUOVE MOSSE NELLA PARTITA DELLO YUAN

Pechino, 26 mar. - Continua la raffica di ipotesi sul fronte dell'apprezzamento dello yuan: ad aprire le danze, oggi, è stato Fan Gang, uno dei consiglieri più autorevoli dell Banca centrale cinese, che in un editoriale pubblicato sul China Daily, lascia intravedere qualche timida apertura. "La Cina potrebbe tornare a un sistema di fluttuazione controllata del tasso di cambio della valuta,  - si legge nell'articolo - specialmente se le incertezze del panorama economico mondiale post-crisi diminuissero". L'editoriale, intitolato non a caso "Giocare con lo yuan non aiuta gli Stati Uniti", contiene posizioni lievemente più concilianti rispetto al muro contro muro che ha costituito la linea ufficiale del Dragone in questi mesi: "Nel decidere se seguire questa strada o meno, la leadership deve soppesare fattori che vanno dalle responsabilità che la Cina ricopre verso le nazioni estere ai danni potenziali che deriverebbero dal protezionismo straniero, o addirittura da una guerra commerciale. Ciò che è certo, tuttavia, è che i politici cinesi hanno un'agenda interna proprio come quelli americani, e che la chiave di tale agenda consiste nel mantenere il tasso di crescita dell'occupazione". La divisa cinese, lo yuan-renminbi, è tornata nella primavera del 2008 a un ancoraggio effettivo con il dollaro dopo un periodo in cui il tasso era stato libero di fluttuare entro margini molto severi; il ritorno al vecchio sistema ha causato crescenti pressioni sulla Cina da parte di USA e Ue, che accusano il Dragone di svalutare artificialmente la moneta per garantirsi un vantaggio sleale con l'estero. La linea cinese, finora, è stata quella ribadita dal premier Wen Jiabao nell'ultima Assemblea Popolare Nazionale: nessuna concessione alle spinte straniere; apprezzamento solo quando le condizioni saranno pienamente favorevoli, per evitare un massiccio afflusso di "hot money" dall'estero capace di sollevare l'inflazione. Come decifrare l'editoriale di Fan Gang? Molti analisti sottolineano come dall'inizio delle polemiche la Banca centrale abbia giocato un ruolo più sfumato rispetto ai "falchi" del ministero del Commercio, lasciando balenare margini di trattativa anche per bocca del Governatore Zhou Xiaochuan. L'establishment cinese, insomma, non sarebbe un monolite asserragliato sulle proprie posizioni, ma avrebbe avviato qualche dibattito interno. E se il peso delle varie personalità e delle diverse posizioni resta tutto da valutare, il calendario marcia spedito verso il 15 aprile; per quella data, il Tesoro americano avrà consegnato il suo tradizionale rapporto semestrale, col quale potrebbe accusare formalmente Pechino di manipolare la valuta, rendendo possibile l'attuazione di diversi tipi di ritorsioni commerciali. A parlare esplicitamente di "collisione" tra Usa e Cina è un'altra voce autorevole,  quella di Nouriel Roubini, professore alla New York University, in una nota ai clienti diffusa oggi: "Il rischio di collisione sul tasso dello yuan tra il più grande debitore del mondo e il più grande creditore del mondo è notevolmente aumentato negli ultimi mesi. I mercati non sembrano valutare con attenzione le possibili conseguenze di una formale dichiarazione di manipolazione di valuta nei confronti della Cina, che ritengo abbia un 50% di possibilità di verificarsi, e potrebbe avere un enorme impatto anche se entrambe le parti decidessero di non reagire immediatamente". A Washington, in queste ore, si muove il viceministro del Commercio cinese Zhong Shan, per riannodare le fila di un dialogo sempre più complesso attraverso una serie di incontri con lo US Treasury Department, il Commerce Department, il Trade Representative's Office e la US International Trade Commission. Ma, com'è ovvio, i falchi non mancano neanche dall'altra parte del Pacifico: "Siamo già in una guerra commerciale,- ha detto ieri il chief executive officer di Nucor Corp Dan Di Micco davanti al Caucus del Congresso USA competente per l'industria siderurgica - è solo che nessuno l'ha ancora dichiarata".