Nuova stretta sul web cinese: musica online sotto controllo

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina abbassa il volume su internet. Basta musica in rete senza controlli, ha intimato nei giorni scorsi il Governo imponendo nuove e più stringenti regole per disciplinare lo sterminato mercato interno delle melodie online.
D'ora in avanti, ha decretato il ministero della cultura di Pechino, i siti che distribuiscono musica via internet dovranno avere una specifica autorizzazione da parte delle autorità competenti. I siti più colpiti dal provvedimento sono Google e Baidu, i due principali operatori della gigantesca rete cinese: quasi 350 milioni di utenti, per i quali la festa è finita. Da domani qualsiasi canzonetta immessa online dovrà preventivamente ricevere il via libera governativo.
Censura? Pechino, ovviamente, usa toni più morbidi per giustificare la misura. L'obiettivo è controllare i contenuti della musica ascoltata; evitare che una valanga di produzioni straniere entrino nel paese illegalmente; stroncare la pirateria che, grazie agli scarsi controlli, finora ha avuto buon gioco nel mettere in rete tutto ciò che voleva, osserva il governo.
Insomma, anche messa così, se non è censura, poco ci manca. Come tutte le ciclopiche operazioni realizzate negli ultimi anni da Pechino per tentare di controllare e imbrigliare internet, il giro di vite sulla musica online avrà un costo enorme. Come ogni altro bene di consumo, anche l'industria discografica ha individuato nella Cina uno dei mercati più promettenti del mondo. Filtrare la massa sterminata di melodie di produzione domestica e straniera che cerca di conquistarsi quotidianamente uno spazio nel paese, quindi, richiederà un impiego di uomini e mezzi non indifferente.
Ma la cosa non spaventa il governo. «Assumeremo e addestreremo un numero sufficiente di addetti per svolgere questo lavoro», assicura il ministero della cultura. Vista la mole di canzoni, ballate e sinfonie da passare al setaccio, resta da vedere se la nuova Grande muraglia eretta da Pechino contro la musica dai contenuti volgari e immorali e contro la pirateria discografica riuscirà davvero a funzionare efficacemente entro quattro mesi, come promesso.
Il cui provvedimento, nonostante l'introduzione dei controlli anche sui contenuti della musica distribuita online, è stato accolto positivamente dall'industria discografica internazionale. «Finalmente il governo cinese ha detto chiaramente che in rete può essere commercializzata solo musica su licenza», ha commentato Gary Chen, amministratore delegato di Orca Digital. «È un deciso attacco alla pirateria», ha osservato un altro operatore del settore.
Per i musicofili cinesi più voraci e curiosi la discesa in campo del censore è certamente un duro colpo. Ma non un colpo mortale: gran parte di quello che resterà impigliato nelle maglie dei controllori del web, infatti, si potrà sempre acquistare su cd (per pochi soldi in versione pirata, naturalmente) al baracchino sotto casa.
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08/09/2009